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Psicoterapie dannose, il libro che racconta i pazienti traditi dalla terapia

Il volume «Patoterapie. Historie pacjentów skrzywdzonych podczas psychoterapii» di Marianna Fijewska ricostruisce le storie di chi si è affidato a terapeuti improvvisati o a metodi discutibili, tra cui visualizzazioni violente e manipolazioni. Un caso, quello di Kasia, riaccende il dibattito sulla regolamentazione della professione.

Affidarsi a uno psicoterapeuta dovrebbe essere un passo verso la guarigione, ma per alcune persone si è trasformato in una seconda ferita. È quanto emerge dal libro «Patoterapie. Historie pacjentów skrzywdzonych podczas psychoterapii» di Marianna Fijewska, che raccoglie le testimonianze di pazienti rimasti vittime di percorsi terapeutici dannosi, condotti da figure non qualificate o da professionisti che hanno oltrepassato i limiti del proprio ruolo.

Tra le storie raccontate nel volume c'è quella di Kasia, una giovane donna che alla fine degli anni Novanta lascia la casa di famiglia per trasferirsi nella capitale polacca. Ambiziosa e determinata, porta con sé una valigia e il ricordo affettuoso dei genitori, nonostante un'educazione segnata da un cattolicesimo rigoroso e da valori tradizionali che sceglie di lasciarsi alle spalle. Lontana da casa, mantiene contatti frequenti con la famiglia e cerca di costruire la propria indipendenza, lavorando in uno dei maggiori gruppi editoriali del Paese.

È in questo contesto di ricerca di equilibrio che Kasia si rivolge a una terapeuta. Quello che doveva essere un percorso di sostegno si rivela invece un'esperienza traumatica: secondo quanto ricostruito nel libro, la professionista le avrebbe chiesto di visualizzare la morte dei propri genitori. Una pratica che, lungi dall'aiutare la paziente, avrebbe alimentato sensi di colpa e angoscia, in un quadro di manipolazione psicologica che la stessa terapeuta avrebbe gestito senza alcuna supervisione clinica adeguata.

Il caso di Kasia non è isolato. Il libro della Fijewska documenta una realtà diffusa: percorsi di psicoterapia condotti da persone prive di titoli riconosciuti, oppure da professionisti che utilizzano metodi non validati scientificamente, con conseguenze anche gravi sulla salute mentale dei pazienti. Le testimonianze raccolte mettono in luce la vulnerabilità di chi cerca aiuto in un momento di fragilità e la facilità con cui, in assenza di controlli efficaci, figure improvvisate possano occupare uno spazio che richiederebbe competenze specifiche e rigorose.

La pubblicazione del volume riaccende il dibattito sulla necessità di una regolamentazione più stringente della professione psicoterapeutica, sul riconoscimento dei titoli e sulla trasparenza dei metodi utilizzati. In diversi Paesi europei la questione è da tempo al centro di proposte di legge, ma la strada verso una tutela uniforme dei pazienti resta ancora lunga. Il racconto di Kasia, come quelli degli altri protagonisti del libro, ricorda che la fiducia riposta in un terapeuta merita di essere protetta da regole chiare e da una formazione verificabile.