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L'imam di Mestre torna a minacciare: «Se chiudono le moschee, ogni casa diventerà una moschea»

Arif Mahmud, imam di Venezia e referente del centro culturale di via Piave a Mestre, ha diffuso nuovi proclami sui social in cui promette di trasformare le abitazioni in luoghi di culto e attacca il governo guidato da Fratelli d'Italia.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

«Se chiuderanno le nostre moschee, ogni nostra casa diventerà una moschea! Ogni padre sarà un imam, ogni madre una madrasa e ogni bambino un talibe-ilm». Con queste parole, diffuse sui propri canali social rigorosamente in arabo, l'imam di Venezia Arif Mahmud ha rilanciato i suoi proclami dopo che il Comune di Venezia ha negato la costruzione di una moschea in via Giustizia. Mahmud è il referente del centro culturale di via Piave a Mestre, un ex supermercato trasformato in luogo di preghiera e ora chiuso.

Nei messaggi, l'imam non si limita alla promessa di trasformare le case in luoghi di culto. «Porrò grande enfasi sull'adozione dell'abbigliamento sunnita, di un aspetto sunnita e sulla costruzione di famiglie sunnite. Più cercheranno di allontanarci dall'Islam, più ci aggrapperemo a esso», ha scritto. E ancora: «Cosa faremo se chiuderanno la moschea? Costruiremo scuole! Dobbiamo creare istituzioni che uniscano l'educazione islamica a quella generale, che siano migliori del sistema scolastico statale. Dove i nostri figli acquisiranno la vera conoscenza. Dove non impareranno parolacce o oscenità, ma modestia, decenza e moralità».

Particolarmente duro il passaggio in cui Mahmud descrive il futuro della società occidentale. «La caratteristica dell'Islam è che più viene oppresso, più si diffonde. Verrà un giorno in cui la società occidentale, affogata nell'alcol, nelle donne, nel gioco d'azzardo e nell'oscenità, sarà sull'orlo di perdere la propria stessa esistenza; sarà allora che noi preserveremo questo Paese, questa nazione, questa lingua e questa letteratura. E per raggiungere questa capacità, non c'è alternativa se non quella di aggrapparci saldamente all'Islam», ha affermato.

L'imam ha poi rivolto critiche dirette all'amministrazione comunale, accusata di esercitare quella che ha definito «tirannia della maggioranza». «Dobbiamo forse andare alle porte di coloro che vogliono chiudere la moschea e spiegare che ciò che stanno facendo si chiama tirannia della maggioranza! O dobbiamo forse spiegare che la maggioranza non ha sempre ragione? Anche Hitler era sostenuto dalla maggioranza, ma aveva ragione?», ha domandato.

Ieri, postando un'immagine con la scritta «Islamophobia», Mahmud ha attaccato direttamente il partito della presidente del Consiglio. «Qual è la situazione in Italia? L'attuale partito al governo, Fratelli d'Italia, è un partito post-fascista. Il logo del partito presenta ancora il simbolo della “fiamma eterna”. Se questa politica razzista e divisiva non viene fermata ora, l'Europa rischia di sprofondare proprio in quel passato oscuro da cui è emersa. Che Allah illumini l'Italia con la luce della giustizia. Amen», ha concluso.

Le dichiarazioni arrivano in un momento di tensione sul fronte dell'integrazione e della gestione dei luoghi di culto nel Veneto. La vicenda della moschea di Mestre, nata in un ex supermercato di via Piave e successivamente chiusa, aveva già sollevato un ampio dibattito politico e sociale. La decisione del Comune di Venezia di negare la costruzione di un nuovo spazio di preghiera in via Giustizia aveva riacceso lo scontro, con il centro culturale che era stato trasformato in moschea e ora risulta chiuso.

Le parole dell'imam, diffuse nei suoi canali social, ripropongono il tema del rapporto tra comunità islamica e istituzioni locali, in un contesto in cui la premier Giorgia Meloni e il suo partito hanno fatto della sicurezza e del controllo dell'immigrazione uno dei cavalli di battaglia del governo. La promessa di trasformare ogni casa in una moschea e di creare scuole islamiche alternative al sistema statale rappresenta una sfida diretta alle politiche di integrazione finora adottate.