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Silvia Salis studia il piano per il centrosinistra: niente primarie, ma il ruolo di federatrice del centro

La sindaca di Genova potrebbe rinunciare ai gazebo ma non alla scena nazionale: l'ipotesi di presentarsi dopo le primarie come punto di riferimento per le forze di centro del centrosinistra. In autunno il libro e la Leopolda come banco di prova.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Silvia Salis potrebbe non candidarsi alle primarie del centrosinistra, ma non per questo sparire dalla scena politica nazionale. Secondo quanto emerge da ambienti vicini alla sindaca di Genova, l'ex atleta starebbe valutando l'ipotesi di scendere in campo solo dopo la competizione dei gazebo, offrendosi come possibile federatrice delle forze di centro dell'area progressista. Una strada che le consentirebbe di mantenere la promessa di non partecipare al voto di base, evitando un'arena giudicata caotica e conflittuale, senza però rinunciare al cosiddetto "momentum", quella fase in cui il consenso sembra convergere su una figura politica.

Il piano che si starebbe facendo largo tra Genova e Roma prevede quindi una disponibilità a raccogliere le diverse sigle di centro che finora non hanno trovato una sintesi, ma solo dopo che le primarie avranno indicato il candidato ufficiale della coalizione. In questo modo Salis non verrebbe meno a quanto dichiarato finora, ma si terrebbe aperta la porta a un ruolo da protagonista nel centrosinistra. Un'occasione che oggi le viene offerta, ma che potrebbe svanire rapidamente: le fasi della politica, come insegna la storia recente, sono sempre più brevi e veloci, e il consenso può salire e scendere con la stessa rapidità.

Proprio per questo, in molti starebbero suggerendo alla sindaca di non sottrarsi del tutto alla partita che comincerà nelle prossime settimane. Il primo banco di prova sarà il libro "È già domani", in uscita in ottobre, con le presentazioni in giro per l'Italia che serviranno a verificare se il consenso di Salis supera i confini di Genova e della Liguria. La sindaca-atleta, descritta come espressione di una sinistra pop, moderna e riformista, dovrà dimostrare di essere una stella capace di brillare anche fuori dalla città della Lanterna.

Nello stesso periodo, dal 2 al 4 ottobre, si svolgerà la Leopolda, l'appuntamento organizzato da Matteo Renzi nella storica stazione fiorentina. Un momento cruciale per fare il punto sui riformisti del centrosinistra e sulla strada da intraprendere. Le iniziative in quell'area continuano a essere numerose e distinte: Renzi vuole lanciare Casa Riformista, un contenitore che punta ad andare oltre Italia Viva; Alessandro Onorato, con il suo Progetto Civico, mira a riunire amministratori e civici di tutto il Paese e ha recentemente stretto un'alleanza con Ismaele La Vardera, ex inviato de Le Iene e ora deputato regionale in Sicilia, che ha portato il suo movimento Controcorrente all'interno del progetto assumendo la presidenza nazionale. Ci sono poi i comitati Più Uno di Ernesto Ruffini e +Europa di Riccardo Magi.

Finora, però, nessuno è riuscito a riunire tutte queste realtà. La personalità più forte dell'area resta Renzi, per la capillarità della sua struttura politica, per la notorietà e per il curriculum che lo vede ex presidente del Consiglio e leader del primo partito dell'opposizione. Prima della ripresa autunnale, un altro appuntamento interessante per i destini del centro sarà il Meeting di Rimini, l'evento vicino al mondo di Comunione e Liberazione. Tra gli ospiti dell'area riformista ci saranno Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera, i sindaci Gaetano Manfredi di Napoli e Beppe Sala di Milano, e Pina Picierno, che uscita dal Pd ha fondato Spazio Pubblico. Per il Partito democratico, invece, l'area riformista sarà rappresentata da Giorgio Gori, Stefano Bonaccini, Irene Tinagli e Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia Romagna, considerato da molti una promessa per il dopo-Schlein. Anche in quella sede si capiranno i movimenti del centro.