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Meloni a Bari per la festa del governo: «Niente ribaltoni, i cittadini scelgano premier e coalizione»

La premier chiude a Bari la kermesse di Fratelli d'Italia per il traguardo del governo più longevo della Repubblica. Nel suo intervento rivendica la stabilità come scudo per il Paese e annuncia la proposta di riforma elettorale per far eleggere direttamente coalizione e candidato premier.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Giorgia Meloni ha chiuso a Bari la festa organizzata da Fratelli d'Italia per celebrare il traguardo del suo esecutivo, diventato il governo più longevo nella storia della Repubblica italiana. Sul palco, davanti alla platea del partito, la presidente del Consiglio ha rivendicato la stabilità come risultato politico centrale e ha annunciato la battaglia per la riforma della legge elettorale, con l'obiettivo di dare ai cittadini la scelta diretta di coalizione, programma e candidato premier.

«Siamo qui per questi quattro anni di governo e ringrazio i miei alleati perché abbiamo condiviso una visione. Chi invece si allea per fermare l'avversario, il giorno dopo si trova nei guai e litiga», ha detto Meloni, attaccando la sinistra. «Dobbiamo andare fieri non di governare da 1.413 giorni, ma di avere da voi, ancora dopo 1.413 giorni, un consenso più alto di quello che avevamo il primo giorno di questo governo». La premier ha poi aggiunto: «Ho la coscienza a posto e non intendo mollare».

Il cuore politico dell'intervento è stata la proposta sulla legge elettorale. «Le battaglie che perdeva l'Italia ora le vince, sono conquiste che vogliamo lasciare agli italiani indipendentemente da chi vincerà. Per questo proponiamo che alle prossime elezioni e alle successive possano scegliere la coalizione, il programma e il candidato da proporre al capo dello Stato. Significa niente ribaltoni, manovre di Palazzo come vorrebbe fare il Pd anche questa volta, e avere cinque anni per governare», ha spiegato Meloni.

La presidente del Consiglio ha poi difeso l'operato dell'esecutivo sul piano economico e sociale. «La stabilità per l'Italia non è stata un vezzo, è stata uno scudo. Grazie ad essa abbiamo protetto questa nazione. Abbiamo protetto i risparmi degli italiani quando tanti aspettavano la tempesta finanziaria per mandare a casa questo governo». Ha però riconosciuto i limiti dell'azione di governo: «So benissimo che su alcune materie la discontinuità che gli italiani chiedevano ancora non si vede come dovrebbe e su altre le risposte non arrivano velocemente o forse non bastano. Non pensate mai che a noi manchi la volontà politica o il coraggio».

«Sbagliamo come tutti, ma quello che stiamo cercando di fare non è facile: scardinare incrostazioni di potere vecchie di decenni, convincere una Nazione rassegnata che vale la pena tornare a crederci. Richiede tempo, pazienza e una montagna di coraggio. Ci sono stati giorni che mi è sembrato di nuotare dentro la colla, però non ho mollato e non intendo farlo adesso. Alla nostra classe dirigente voglio dire: dobbiamo fare di più e meglio».

Nel suo discorso Meloni ha toccato anche il tema del caro-benzina, annunciando provvedimenti più mirati: «Io non posso permettermi, noi non possiamo permetterci di spendere altri soldi per consentire a chi non ne ha bisogno o a chi viene a fare la benzina dalla Francia di avere lo stesso aiuto che ha un italiano che guadagna milleduecento euro al mese». Una stoccata è arrivata anche sulle parole del deputato dem Roberto Speranza, che ha proposto di candidare un anziano partigiano: «Sono ottant'anni che la sinistra usa l'antifascismo come arma di distruzione di massa per agguantare il potere. Ora almeno lo ammettono».

Ad aprire la kermesse era stato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che ha parlato di «un pezzo di storia della nostra Repubblica». Sul palco si sono alternati imprenditori, agricoltori e studenti, quindi gli interventi politici del commissario europeo Raffaele Fitto, del leader di Noi moderati Maurizio Lupi e dei vice premier Matteo Salvini e Antonio Tajani, in collegamento. Meloni è arrivata mentre Fitto parlava e la folla l'ha accolta con un applauso. In chiusura, la promessa: «Non ci accontentiamo, perché se siamo arrivati fin qui significa che possiamo andare ancora avanti. Io continuo a credere che le pagine più belle di questa storia possano essere ancora scritte».

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