A Legnano, nel Milanese, è polemica per il logo della manifestazione del Pride cittadino in programma domenica 13 settembre. Gli organizzatori del corteo hanno scelto di utilizzare l'immagine di Alberto da Giussano, il guerriero simbolo della città e storicamente legato all'iconografia della Lega, rivisitandolo con i colori della bandiera LGBT. Una decisione che ha subito acceso lo scontro politico locale.
A sollevare il caso è stato Mario Almici, capogruppo di Fratelli d'Italia in consiglio comunale ed ex candidato sindaco, sconfitto alle ultime elezioni da Lorenzo Radice, esponente del Partito democratico e attuale primo cittadino. «Leggo che per il prossimo Pride la sinistra ha pensato bene di arruolare persino il guerriero di Legnano, uno dei simboli più riconoscibili della nostra città, naturalmente rivisitato per l'occasione con i colori della bandiera LGBT», ha scritto Almici sui social. Il consigliere ha poi aggiunto una stoccata: «Una scelta quantomeno discutibile, ma c'è un particolare che mi incuriosisce ancora di più. Gli organizzatori ci hanno spiegato che "la città è di tutti". E allora, mi viene in mente una provocazione: cosa gli ha impedito di portare il corteo fino al cuore della città, in Piazza San Magno? Quando si tratta di arrivare nella piazza principale, evidentemente tutta questa voglia di stare "nel cuore di Legnano" viene un po' meno».
La risposta del sindaco Radice non si è fatta attendere ed è arrivata tramite una lettera aperta. «Prima dei simboli vengono le persone. Per questo al centrodestra di Legnano faccio una domanda molto semplice: pensate che le persone LGBTQ+ abbiano pieno diritto di essere visibili, di manifestare e di rivendicare pari dignità e diritti nella loro città?». Il primo cittadino ha poi ricordato la posizione assunta da Almici in campagna elettorale: «A una domanda precisa sul Pride, aveva dichiarato che non si sarebbe opposto alla manifestazione e che, se fosse diventato sindaco, avrebbe anzitutto incontrato gli organizzatori per conoscerli e capire come intendessero costruirla».
Nel dibattito è intervenuto direttamente anche il team del Legnano Pride, che ha rivendicato con decisione la scelta del simbolo. «Abbiamo deciso di farlo nostro e di rivendicarlo perché siamo persone queer, ma siamo anche e soprattutto legnanesi». Gli organizzatori hanno quindi citato l'inno d'Italia per ribadire il senso dell'iniziativa: «Se dall'Alpi a Sicilia dovunque è Legnano, Legnano deve essere la casa di tutt*».
La vicenda riaccende il dibattito sull'uso dei simboli identitari in chiave politica e sociale, in una città che ha fatto della battaglia di Legnano uno dei suoi tratti distintivi. La manifestazione di settembre sarà ora osservata con attenzione, sia per la partecipazione attesa sia per le reazioni politiche che una scelta così simbolica potrebbe continuare a generare.