Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha ridimensionato le preoccupazioni sollevate dall'opposizione dopo l'annuncio di Olanda e Irlanda di rinviare in Italia i cosiddetti «dublinanti», ovvero i migranti che hanno chiesto asilo in un Paese europeo diverso da quello di primo ingresso. In un'intervista all'agenzia Ansa, il titolare del Viminale ha spiegato che i numeri reali sono molto lontani dall'«invasione» evocata da alcuni esponenti della sinistra: «Su circa cinquanta richieste che finora ci sono pervenute, solo tre persone risultano essersi effettivamente presentate in Italia. Tre in due mesi: vale a dire, se continua così, una media di venti persone all'anno».
Piantedosi ha voluto spegnere quelli che ha definito gli «entusiasmi» dell'opposizione, che «ha esultato per l'ipotetica prospettiva che l'Italia sia in futuro sommersa dall'invio di molti dublinanti». Il ministro ha inoltre sottolineato che molti dei migranti che potrebbero essere rimandati nel nostro Paese «risultano aver creato dei solidi legami nel Paese in cui si trovano e di conseguenza non saranno probabilmente così disponibili a tornare e rimanere in Italia». Il governo dell'Aia aveva annunciato l'intesa il 3 giugno, dopo l'accordo tra Piantedosi e il suo omologo olandese Bart van den Brink, in vista dell'entrata in vigore del nuovo Patto europeo sull'asilo, avvenuta nove giorni dopo.
Il ministro ha rivendicato i risultati dell'esecutivo guidato da Giorgia Meloni: grazie al blocco dei rientri varato nel dicembre 2022, che ha azzerato i trasferimenti da allora a oggi, «il governo Meloni è quello che ha riaccolto meno dublinanti rispetto a tutti i governi precedenti». Piantedosi ha inoltre ribadito la volontà di mettere nel conto della Germania gli immigrati trasportati nei porti italiani dalle ong tedesche, quando Berlino deciderà di rispedire qui i dublinanti presenti sul suo territorio. «Per il diritto marittimo», ha avvertito, «su una nave si applicano le leggi e la giurisdizione dello Stato di bandiera. È un aspetto che a nostro avviso non può essere trascurato».
Sul fronte dei rapporti con la Spagna, il ministro ha auspicato che i controlli alle frontiere aeree e marittime decisi dall'Italia vengano rimossi al più presto: «È auspicio di tutti, soprattutto nostro, che al più presto vengano meno i motivi alla base del provvedimento. La Spagna è una nazione sorella, un Paese amico». Le «oggettive condizioni di pericolo» per la sicurezza create a Ceuta dall'ingresso di 70mila migranti, però, «sono ancora sotto gli occhi di tutti». Lo stesso governo olandese ha confermato che non c'è alcun legame tra il ripristino dei controlli italiani alle frontiere con la Spagna e il rientro dei dublinanti, precisando che l'accordo era stato raggiunto due mesi prima dell'arrivo di massa a Ceuta.
Sulla questione è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha preso di mira la segretaria del Pd Elly Schlein. «Schlein parla di “boomerang” e di un presunto fallimento del governo nella gestione dei migranti», ha scritto la premier sui social network. «Ma prima di fare propaganda sarebbe utile conoscere la differenza tra le questioni di cui si parla». Secondo Meloni, l'accordo di Schengen e il Patto su migrazione e asilo «sono due cose completamente diverse e non c'entrano nulla tra loro». Il nuovo patto, ha aggiunto, «segna una svolta positiva per l'Italia nella gestione dei cosiddetti “dublinanti”», perché le nuove regole «tutelano molto di più gli Stati di primo ingresso in tema di richieste di asilo e, con il rafforzamento del principio di “Paese terzo sicuro” voluto dall'Italia, sarà più semplice effettuare rimpatri accelerati».
La presidente del Consiglio ha rivendicato che il suo esecutivo «ha contrastato l'applicazione di regole insensatamente penalizzanti per noi», respingendo «circa ottantamila richieste di presa in carico provenienti da altri Stati membri». Meloni ha concluso con una domanda retorica: «Cosa avrebbe fatto un governo di sinistra? Probabilmente avrebbe accolto quelle richieste».