Sulle sponde del lago Sai Van, a Macao, sorge una pagoda di bambù alta 13 metri. Si tratta di un padiglione temporaneo progettato dallo studio locale Impromptu Projects, guidato da Rita Machado e João Ó, che ha scelto di partire da una tecnica costruttiva radicata nella città: l'impalcatura tradizionale in bambù.
La tecnica è stata inserita nell'Inventario del patrimonio culturale immateriale di Macao nel 2017. Il progetto la reinterpreta trasformando un sapere legato all'edilizia in un padiglione contemporaneo pensato per la sosta e la contemplazione affacciata sull'acqua. La struttura occupa un'area di circa 25 metri quadrati e nasce come gesto di riscoperta di una competenza locale applicata a una forma nuova. Il progetto porta la firma anche di Uieong To e Alexandre Marquês, che insieme a Machado e Ó figurano come architetti principali.
Il disegno richiama le geometrie classiche delle pagode e i concetti taoisti di equilibrio. La pianta è ottagonale e la struttura si restringe man mano che sale, così che il profilo verticale appaia leggero e slanciato. Ad aprire l'architettura sono i fusti sottili di bambù, lasciati a vista come scheletro portante e legati con i metodi tradizionali di giunzione usati per le impalcature. È proprio questa scelta a rendere visibile il legame con il mestiere dei costruttori locali, che hanno lavorato con le stesse modalità impiegate nei cantieri della città.
Il contorno è avvolto da una pelle semitrasparente di tessuto di bambù, che filtra la luce naturale e attenua il profilo verticale dell'edificio. Di giorno la luce attraversa il rivestimento e si diffonde all'interno, mentre la struttura resta leggibile dall'esterno. Il pavimento è realizzato con pannelli compositi prodotti dalla società macaense Zence Object Technology (CHAZENCE), ottenuti da scarti di tè riciclati e trucioli di legno di recupero. Questa scelta chiude il ciclo dei materiali, trasformando residui della produzione in una superficie calpestabile.
Anche l'energia è pensata in chiave circolare. I faretti architettonici sono alimentati da pannelli solari integrati, con un collegamento alla rete elettrica municipale che garantisce l'alimentazione quando il sole non basta. Il progetto unisce così patrimonio culturale immateriale e sistemi di materiali circolari, in un intervento che dialoga con il paesaggio del lago senza imporsi su di esso.
Il committente è la cooperativa Ephemera Public Space, che promuove interventi temporanei nello spazio pubblico, mentre la realizzazione dell'impalcatura in bambù è stata affidata a Seng Kei Pang Chong. Le fotografie sono di Tang Kuok Hou e Gonçalo Lobo Pinheiro. La Bamboo Pagoda è stata presentata come progetto inviato dai lettori nell'ambito della sezione dedicata alle realizzazioni fai da te, un formato che raccoglie lavori autonomi di chi sperimenta con il design e l'architettura.