A dieci anni dalla sua scomparsa, l'Italia ricorda Carlo Azeglio Ciampi, figura centrale della storia repubblicana. Economista, banchiere centrale e decimo Presidente della Repubblica, Ciampi è stato uno degli artefici del passaggio del Paese verso l'euro e un punto di riferimento istituzionale capace di unire il Paese in momenti delicati. La sua eredità politica e morale resta viva nel dibattito pubblico e nelle istituzioni.
Nato a Livorno nel 1920, Ciampi ha attraversato da protagonista settanta anni di vita nazionale. Dopo gli studi in lettere e giurisprudenza, entra in Banca d'Italia nel 1946, percorrendo una carriera che lo porta alla direzione generale e, nel 1979, al vertice dell'istituto. Alla guida della banca centrale per oltre un decennio, ha gestito la difficile fase dell'inflazione e del risanamento dei conti pubblici, guadagnandosi la stima degli ambienti finanziari internazionali.
Il salto nella politica attiva avviene nel 1992, quando il Presidente del Consiglio Giuliano Amato lo chiama al Tesoro. In piena bufera di Tangentopoli e con la lira sotto attacco speculativo, Ciampi guida il risanamento economico e conduce il Paese fuori dalla crisi valutaria. Da ministro dell'Economia nel governo Prodi, dal 1996 al 1999, completa il percorso di avvicinamento alla moneta unica, siglando il suo nome al trattato di Maastricht e alla fase finale dell'ingresso dell'Italia nell'euro.
Nel maggio 1999 viene eletto Presidente della Repubblica, succedendo a Oscar Luigi Scalfaro. Il suo settennato, conclusosi nel 2006, è ricordato per lo stile sobrio e per l'impegno nel rafforzare il senso di appartenenza nazionale. Tra i gesti simbolici più noti, l'esposizione del tricolore nei luoghi istituzionali e la valorizzazione dell'inno di Mameli, con cui ha inteso restituire agli italiani l'orgoglio dei simboli patri. Ha inoltre promosso la conoscenza della Costituzione tra i giovani, visitando scuole e università in tutta la penisola.
Dopo la fine del mandato, Ciampi è stato nominato senatore a vita. Ha continuato a intervenire nel dibattito pubblico con misurati richiami ai valori repubblicani, senza mai cercare la ribalta. La sua figura è stata spesso indicata come esempio di rigore e di unità nazionale, in un'epoca segnata da forti divisioni politiche. È scomparso a Roma il 16 settembre 2016, all'età di 95 anni.
Il decennale della morte cade in un momento in cui il dibattito sulle riforme istituzionali e sul ruolo dell'Italia in Europa ripropone temi a lui cari. Le celebrazioni in suo onore, promosse da istituzioni e associazioni culturali, si concentrano sulla figura del banchiere e dello statista, ma anche sull'uomo che ha saputo interpretare il cambiamento del Paese senza mai rinnegare le proprie radici. La sua tomba, al cimitero del Verano a Roma, resta meta di omaggi da parte di cittadini e autorità.
L'eredità di Ciampi si misura anche nella generazione di economisti e funzionari pubblici che ha formato e nella cultura della stabilità che ha contribuito a radicare. Il suo nome è legato a doppio filo alla scelta europeista dell'Italia, una scelta che ha difeso con coerenza per tutta la vita. A dieci anni dalla scomparsa, il suo insegnamento appare ancora attuale per chi governa e per chi osserva la politica.