La colata di fango che ha investito il confine tra Nepal e Tibet ha provocato una catastrofe di proporzioni enormi: almeno 750 vittime, di cui 16 sul fronte cinese, e oltre 3mila dispersi nelle due aree. Il ministero degli Esteri nepalese riferisce che sono state tratte in salvo più di 4.450 persone, tra cui 187 cittadini stranieri, ma molti risultano ancora senza notizie, compresi tre italiani. I soccorsi sono in corso, ma il Paese sta già facendo la conta dei danni.
Il ministro delle Finanze Swarnim Wagle ha stimato in 4-5 miliardi di dollari il costo della ricostruzione, una prima cifra destinata a essere aggiornata con il completamento della valutazione dei danni. Prima della ricostruzione, però, c'è la corsa contro il tempo per chi potrebbe essere ancora vivo. Dei 2.426 dispersi in Nepal, 933 sono lavoratori di progetti idroelettrici. L'esercito sta cercando di raggiungere oltre 100 persone rimaste intrappolate nel tunnel dell'impianto Upper Trishuli 3B, nel distretto di Rasuwa, in un'operazione descritta come estremamente difficile e ad alto rischio. Gli accessi sono ostruiti da fango, massi e sedimenti trascinati dal fiume e i soccorritori devono prima capire se e come sia possibile entrare.
Il dramma dei tunnel potrebbe essere ancora più ampio. Per questo Kathmandu ha chiesto aiuto a India e Cina. Il governo ha mobilitato sei tecnici cinesi, arrivati in elicottero nella zona di Trishuli per una prima ricognizione delle condizioni all'interno dell'impianto Upper Trishuli 3B. Altri specialisti cinesi sono in stand-by nell'area di confine e potrebbero essere inviati sul posto. Una squadra indiana di 11 membri, composta da esperti di soccorso in galleria e personale medico, è invece già arrivata a Kathmandu. Complessivamente 15.224 membri delle forze di sicurezza sono stati mobilitati per tutte le operazioni di soccorso e assistenza.
La ricerca dei dispersi si intreccia con un'altra emergenza: quella delle salme. Centinaia di corpi sono stati recuperati a valle dopo essere rimasti a lungo nell'acqua e rischiano una rapida decomposizione, un problema enorme per il loro riconoscimento. Il ministro degli Esteri Shisir Khanal ha spiegato che il Nepal dispone di capacità sanitarie e forensi limitate e ha chiesto frigoriferi, anche attraverso l'impiego di camion refrigerati, oltre a competenze per i test del Dna, necessari per identificare le vittime e restituirle alle famiglie.
Secondo la Croce Rossa, fino a 93mila persone potrebbero essere state colpite dalla catastrofe. Il Canada ha annunciato 5 milioni di dollari canadesi di aiuti umanitari, mentre l'Unione europea ha promesso 2 milioni di euro. La Cina si prepara inoltre a fornire 30 ponti Bailey per contribuire al ripristino dei collegamenti nelle aree colpite.
Nel frattempo, il ministero delle Risorse Idriche cinese ha riferito che la diga naturale formatasi dopo l'alluvione è "praticamente vuota" e il letto del fiume scorre a una velocità "normale". L'accumulo di acqua, causato dal flusso di detriti che avevano bloccato il letto del fiume, aveva rappresentato uno dei principali rischi per le squadre di soccorso e giovedì scorso aveva costretto alla sospensione di alcune operazioni di salvataggio. Il livello dell'acqua continua a diminuire e la barriera sta lentamente permettendo il deflusso. Secondo le misurazioni effettuate da una squadra idrologica di emergenza, la diga di detriti copriva ancora più di 100mila metri quadrati e aveva un perimetro di 2.207 metri. L'acqua sta uscendo da uno sbocco largo circa 41 metri, riducendo il rischio di un'improvvisa piena a valle.
Adesso una nuova frana è stata individuata a valle della diga naturale. Si sta accumulando acqua che mette a rischio i soccorsi: le autorità hanno ordinato il trasferimento in una zona sicura delle squadre di soccorso impegnate al valico di Gyirong. Più a monte, il disastro ha lasciato un cratere da impatto di circa 14mila metri quadrati, le cui dimensioni non sono cambiate e la cui probabilità di tracimazione è attualmente considerata bassa, sebbene rimanga sotto osservazione.