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Meloni sulla violenza nel minimarket di Torino: «Noi andiamo avanti, ma così è difficile»

La presidente del Consiglio interviene dopo la scarcerazione del negoziante arrestato per violenza su una 13enne. «Tutta la catena ha funzionato, poi un provvedimento la spezza in 48 ore».

Violenza nel minimarket, interviene Meloni: "Noi andiamo avanti ma così è difficile"
Meloni sulla violenza nel minimarket di Torino: «Noi andiamo avanti, ma così è difficile»
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La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è intervenuta pubblicamente sul caso della ragazzina di 13 anni violentata in un minimarket di Torino, esprimendo solidarietà alla vittima e alla sua famiglia e criticando la decisione del giudice per le indagini preliminari di scarcerare l'uomo arrestato per la violenza. In un post pubblicato sui suoi profili social, la premier ha ricostruito la vicenda e ha posto una domanda diretta: «Chi lo spiega a quella famiglia? Chi lo spiega a quel quartiere, che stanotte sa che quell'uomo è di nuovo lì?».

Secondo quanto ricostruito, la ragazzina sarebbe uscita di casa per comprare la merenda ai fratelli quando sarebbe entrata nel minimarket gestito dall'uomo, che è stato arrestato in poche ore con l'accusa di essere responsabile della violenza. Il pubblico ministero aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, ma dopo due notti il gip ha disposto la scarcerazione. Nelle motivazioni del provvedimento si farebbe riferimento al fatto che l'uomo è incensurato, che è apparso collaborativo avendo consegnato agli inquirenti le immagini delle telecamere di videosorveglianza, e che avrebbe mostrato pentimento dichiarando di essere dispiaciuto.

«Una ragazzina di 13 anni esce di casa per comprare la merenda ai fratelli. Entra in un minimarket. Ne esce distrutta», ha scritto Meloni nel post. «Un uomo viene arrestato con l'accusa di essere responsabile di quella violenza in poche ore. Il pubblico ministero chiede il carcere. Due notti. Poi fuori». La presidente del Consiglio ha poi citato la motivazione del giudice: «era incensurato, si è mostrato collaborativo, ha detto di essere dispiaciuto. Dispiaciuto».

Nel suo intervento, la premier ha sottolineato come il caso sollevi un tema più ampio sulla gestione della sicurezza e sull'efficacia del sistema giudiziario. «Parliamo, giustamente, molto di sicurezza. Si chiede, giustamente, conto al Governo di quello che non va», ha osservato, aggiungendo che «le leggi le abbiamo scritte, e sono più severe che mai. Le Forze dell'Ordine hanno fatto il loro dovere, in poche ore, benissimo. La Procura ha chiesto la misura più dura. Tutta la catena ha funzionato».

«E poi arriva un provvedimento che la spezza in quarantotto ore, e noi non possiamo fare niente, se non inviare gli ispettori del Ministero, che è quello che stiamo facendo», ha concluso Meloni, ribadendo la linea del governo: «Noi andiamo avanti. Norme, uomini, mezzi, risorse. Fino in fondo. Ma così è davvero difficile». La sua totale solidarietà è andata alla ragazza e alla sua famiglia.

Sul caso è intervenuto anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha disposto l'invio di ispettori per verificare la gestione della vicenda. La decisione del gip ha suscitato polemiche e interrogativi sulla valutazione dei presupposti per la custodia cautelare in casi di reati gravi, in particolare quando la persona indagata risulta incensurata. La vicenda ha riacceso il dibattito sulla fiducia nel sistema giudiziario e sulla necessità di bilanciare le garanzie processuali con le esigenze di tutela delle vittime e della collettività.

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