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Vannacci e il piano di Futuro Nazionale: opposizione per puntare alla presidenza del Consiglio

Un esponente dell'Assemblea Nazionale dei futuristi delinea la strategia del generale: restare all'opposizione per costruire un consenso fino al 30-35% e portare Vannacci a Palazzo Chigi, mentre il leader continua a trattare con Giorgia Meloni.

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Il generale Roberto Vannacci non ha alcuna intenzione di bruciare le tappe. La strategia di Futuro Nazionale, il partito che fa capo al leader con le stellette, sarebbe quella di restare all'opposizione per costruire un consenso che, secondo i suoi sostenitori, in cinque anni potrebbe arrivare al 30-35 per cento e consentire al generale di candidarsi alla presidenza del Consiglio. È quanto emerge dalle dichiarazioni di Riccardo Corsetto, membro dell'Assemblea Nazionale dei futuristi, che in un intervento pubblico ha spiegato la linea del movimento.

«Io preferisco che Futuro Nazionale stia all'opposizione e costruisca un consenso che in cinque anni arriverà al 30-35 per cento e ci consentirà di avere Roberto Vannacci presidente del Consiglio», ha detto Corsetto, secondo cui sarebbe «molto meglio piuttosto che allearci adesso con il centrodestra e vedere il generale ministro di Giorgia Meloni in un governo che non concluderà nulla». Parole che delineano una prospettiva di lungo periodo, in contrasto con le voci di un possibile accordo immediato con la maggioranza.

La presa di posizione di Corsetto nasce da una polemica sui social alimentata da Robby Giusti, influencer del centrodestra con un milione di seguaci, che spinge per un'intesa tra la premier e il generale. Giusti ha chiesto pubblicamente a Vannacci di prendere le distanze da alcuni video in cui i suoi fedelissimi insultavano Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani. La richiesta ha provocato la reazione di Corsetto, che ha finito per rivelare quella che considera la strategia del leader.

Va però precisato che, nonostante il ruolo nell'Assemblea Nazionale, Corsetto non ricopre incarichi di peso nel partito. Lui stesso ha ammesso che il generale gli risponde al telefono quando ha tempo, lasciando intendere che il suo peso decisionale sia limitato. Non risulta, inoltre, che Vannacci abbia già pianificato di presentarsi da solo alle elezioni e di andare all'opposizione. Al contrario, il leader di Futuro Nazionale ha più volte fatto sapere che i voti del suo partito, «se principi, valori e ideali convergono», possono andare ad arricchire il carniere dell'attuale maggioranza, consentendole di vincere stando ai sondaggi.

Le rilevazioni demoscopiche indicano che, alleato con Meloni, il generale otterrebbe alle prossime elezioni 35 deputati e 19 senatori, che scenderebbero a 25 e 12 in caso di corsa solitaria. Secondo fonti vicine al partito, Vannacci starebbe conducendo nei confronti dell'alleanza di governo una guerra di logoramento, nella convinzione che i giochi si faranno due mesi prima delle elezioni, il cui calendario resta incerto tra metà primavera, giugno o inizio autunno. La sua strategia è continuare a crescere: finché il partito oscilla intorno al 7%, il centrodestra può cercare di arginarlo; ma se dovesse raggiungere il 15% nei sondaggi, combatterlo diventerebbe impossibile, perché la logica del voto utile si rivelerebbe un'arma spuntata.

La nuova legge elettorale varata dalla maggioranza, secondo questa lettura, avvantaggerebbe proprio il generale, aprendogli una doppia alternativa vincente: la corsa solitaria o l'alleanza. Vannacci ne sarebbe consapevole e con ogni probabilità Futuro Nazionale voterà sì alla riforma, come ha già votato a favore del piano casa, del decreto energia e di altri provvedimenti. Segnali di apertura verso Palazzo Chigi che non sfuggono agli osservatori.

Il problema, però, non è nelle borgate dei seguaci di Alemanno, ma a Palazzo Chigi. Alcuni esponenti di Fratelli d'Italia insisterebbero per far valutare alla premier un'alleanza con il generale, qualora il suo partito dovesse lievitare ancora. Meloni, però, da questo orecchio non ci vorrebbe sentire: sarebbe prontissima a stare all'opposizione anche tre anni, fino all'elezione del prossimo presidente della Repubblica, dopo la cui nomina è convinta che la sinistra di governo imploderà, avendo raggiunto il suo unico scopo. Chiunque, anche a lei vicino, le torni a parlare di un'intesa con il generale può mettersi in conto una reazione durissima.

Quel che è certo è che l'incursore non demorderà, benché convincere la leader di Fratelli d'Italia a fidarsi di lui sembri essere la battaglia più difficile del generale, che a differenza dei suoi seguaci periferici punta al governo subito. Nel frattempo, i sondaggi continuano a fotografare un quadro in movimento: Fratelli d'Italia resta il primo partito ma registra una flessione, mentre crescono Pd e Movimento 5 Stelle e Vannacci si attesta intorno al 7,7%, quarto partito del panorama politico italiano.

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