Il prossimo 8 settembre saranno trascorsi diciassette anni dalla morte di Mike Bongiorno. Alla vigilia dell’anniversario, il suo nome torna al centro del racconto pubblico per due ragioni diverse ma strettamente legate: una nuova intervista della moglie Daniela Zuccoli, che ripercorre gli ultimi giorni del conduttore e il rapporto della famiglia con il suo lascito, e una mostra in corso a Sanremo dedicata alla carriera di uno dei volti più riconoscibili della televisione italiana.
Bongiorno morì l’8 settembre 2009 a Monte Carlo, a 85 anni. Nella ricostruzione affidata a Sette, Daniela ricorda una successione di eventi familiari avvenuti nelle ore immediatamente precedenti. Il 5 settembre il figlio Leonardo aveva festeggiato vent’anni. Il 6 era nata Luce, figlia di Nicolò, e la famiglia era andata a conoscere la neonata alla Mangiagalli. Il 7 settembre Mike e Daniela partirono per Monaco.
La mattina successiva, dopo la colazione, Bongiorno si sedette in poltrona. Daniela gli mostrò sul telefono una fotografia della nipote appena nata. Poco dopo, mentre lei era in un’altra stanza, un rumore la fece tornare indietro: trovò il marito senza vita. Il racconto restituisce la fine improvvisa di una figura pubblica dentro una scena completamente privata, lontana dagli studi televisivi che avevano definito per decenni la sua immagine.
Quell’immagine, però, resta parte della storia culturale del Paese. Bongiorno arrivò alla televisione sperimentale nel 1953 e divenne uno dei protagonisti del nuovo mezzo. I quiz furono il centro della sua carriera. Con Rischiatutto il genere raggiunse ascolti di massa; più tardi La ruota della fortuna accompagnò per anni il preserale della televisione commerciale. La Fondazione Mike Bongiorno ricorda che dal 1991 il programma divenne un appuntamento quotidiano di Canale 5, fino a fare da traino al TG5. Il percorso di Bongiorno passò quindi dalla Rai alla Fininvest-Mediaset, contribuendo alla costruzione di due stagioni molto diverse della televisione italiana.
Proprio il rapporto con Mediaset è uno dei punti più netti dell’intervista di Daniela Zuccoli. La vedova sostiene che dopo la morte di Mike i rapporti con l’azienda si siano interrotti. Racconta di aver rifiutato, a poca distanza dal lutto, una proposta per una fiction e di avere in seguito avanzato un’idea legata alla Ruota della fortuna: inserire una casella dedicata a Mike e destinare a beneficenza la vincita collegata. Secondo il suo racconto, la proposta non ebbe risposta. Zuccoli aggiunge che Bongiorno considerava Gerry Scotti il proprio erede televisivo, una continuità professionale che rende ancora più evidente quanto La ruota resti legata alla sua figura.
Il legame con il pubblico, intanto, ha assunto una dimensione quasi materiale. Daniela racconta che a Sanremo la statua di Mike viene toccata di continuo dai passanti. La città ha un rapporto speciale con Bongiorno, che ha condotto più volte il Festival e ha attraversato diverse fasi della sua storia televisiva. In questi giorni il Teatro Ariston ospita «Mike Bongiorno. L’uomo, il mito», mostra promossa dalla Fondazione Mike Bongiorno e da Allegria, curata dal figlio Nicolò. L’esposizione, in programma fino al 13 settembre, riunisce fotografie, documenti, memorabilia e materiali audiovisivi.
La storia del dopo-Mike ha avuto anche un capitolo traumatico. Nel gennaio 2011 la sua salma fu trafugata dal cimitero di Dagnente, nel Novarese. Dopo il ritrovamento, la famiglia decise per la cremazione. È un episodio che ha mostrato fino a che punto la notorietà del conduttore potesse trasformarsi in una pressione anche sulla vita privata dei familiari.
A diciassette anni dalla morte, la figura di Mike Bongiorno continua così a muoversi su tre piani: il ricordo personale di Daniela e dei figli, la storia dell’industria televisiva e la memoria popolare. La mostra di Sanremo tiene insieme questi livelli proprio nei giorni dell’anniversario. Non è soltanto una celebrazione nostalgica: è anche un’occasione per osservare quanto della televisione italiana contemporanea continui a usare linguaggi, formati e rituali costruiti nella stagione di cui Bongiorno fu uno dei principali protagonisti.