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Daniela Zuccoli ricorda Mike Bongiorno a 17 anni dalla morte

Alla vigilia dell’anniversario, Daniela Zuccoli ripercorre gli ultimi giorni con Mike Bongiorno, la vita di famiglia e un ricordo che in Italia resta ancora pubblico.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Diciassette anni dopo, il ricordo di Mike Bongiorno continua a tenere insieme una storia privata e una memoria collettiva. L’8 settembre 2009 il conduttore morì improvvisamente a Monte Carlo, a 85 anni. Alla vigilia dell’anniversario, Daniela Zuccoli ha ripercorso con Sette alcuni degli ultimi momenti vissuti accanto al marito, ma anche il modo in cui la sua presenza è rimasta dentro la famiglia e nell’immaginario italiano.

Il racconto parte da giorni che, riletti oggi, sembrano una sequenza familiare normale e proprio per questo ancora più intensa. Il 5 settembre 2009 Leonardo, il figlio più giovane, festeggiava vent’anni. Il giorno successivo nacque Luce, terza figlia di Nicolò. Daniela ricorda che la famiglia andò alla clinica Mangiagalli per vedere la neonata e che il 7 settembre lei e Mike partirono per Monaco.

La mattina dell’8 settembre, dopo una notte poco riposante, Bongiorno fece colazione, accese un sigaro e si sedette in poltrona. Sul telefono di Daniela arrivò una fotografia della nipote appena nata. Lei gliela mostrò; poco dopo si allontanò per qualche minuto e, sentendo un rumore, tornò nella stanza trovando il marito senza vita. È un ricordo domestico, quasi sospeso, che mette in primo piano non il personaggio televisivo ma il marito, il padre e il nonno.

Quella dimensione familiare era stata costruita in quasi quarant’anni insieme. Mike e Daniela si sposarono a Londra nel 1972 e hanno avuto tre figli, Michele, Nicolò e Leonardo. La Fondazione Mike Bongiorno ricorda quanto per lui l’idea di famiglia fosse importante anche per la sua storia personale, segnata dalla separazione dei genitori quando era ancora bambino. Il matrimonio con Daniela attraversò il tempo, la differenza d’età e una vita professionale in cui la televisione occupava uno spazio enorme.

Per milioni di italiani, però, Mike non è mai stato soltanto una figura privata. Arrivato alla televisione sperimentale nel 1953, accompagnò la crescita del mezzo e trasformò il quiz in un appuntamento popolare. Programmi come Rischiatutto e, più tardi, La ruota della fortuna entrarono nelle abitudini quotidiane di generazioni diverse. La sua carriera attraversò Rai e televisione commerciale, Sanremo e i grandi show, fino a fare del suo modo di parlare e del suo celebre saluto una parte del linguaggio comune.

È anche per questo che il ricordo di Daniela non si ferma alla casa. Nell’intervista racconta che a Sanremo la statua dedicata a Mike viene continuamente toccata dai passanti, segno di un affetto che ha assunto quasi la forma di un rito popolare. Nella stessa città, al Teatro Ariston, è in corso fino al 13 settembre la mostra «Mike Bongiorno. L’uomo, il mito», promossa dalla Fondazione Mike Bongiorno e da Allegria e curata dal figlio Nicolò. Fotografie, documenti, memorabilia e materiali audiovisivi ricostruiscono una carriera che coincide con una parte importante della storia della televisione italiana.

La memoria pubblica, tuttavia, convive con passaggi ancora dolorosi. Nel gennaio 2011 la salma di Bongiorno venne trafugata dal cimitero di Dagnente, vicino ad Arona. Fu poi ritrovata. Daniela ha spiegato che, dopo quell’esperienza, la famiglia scelse la cremazione per evitare che qualcosa di simile potesse accadere ancora.

Nell’intervista emerge anche una distanza rimasta aperta con Mediaset. Zuccoli racconta che dopo la morte del marito i rapporti con l’azienda si sono interrotti. Ricorda di avere rifiutato una fiction proposta poco dopo il lutto e di avere successivamente suggerito un piccolo omaggio all’interno della Ruota della fortuna: una casella con il volto di Mike collegata a una vincita da destinare in beneficenza. Dice di non avere ricevuto risposta. Allo stesso tempo sottolinea che Bongiorno considerava Gerry Scotti il proprio erede televisivo.

Il tono con cui Daniela parla di Mike resta però soprattutto quello di una lunga convivenza con una persona che continua a occupare uno spazio nella sua vita. Diciassette anni sono abbastanza per trasformare una carriera in storia, ma non necessariamente per trasformare un affetto in passato. E mentre Sanremo dedica ancora una mostra al conduttore, il confine tra ricordo familiare e memoria nazionale continua a essere sottile: Mike Bongiorno appartiene ai suoi, ma anche a milioni di persone che lo hanno conosciuto soltanto attraverso uno schermo.

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