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Settembre 2026 è il secondo più caldo di sempre: superata di nuovo la soglia di 1,5 gradi

Il bollettino mensile di Copernicus conferma un'anomalia globale di 1,63 gradi rispetto all'epoca preindustriale. El Niño ai massimi storici e oceani mai così caldi a settembre. In Europa occidentale caldo record e fiumi ai minimi.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Settembre 2026 è stato il secondo settembre più caldo mai registrato a livello globale, con una temperatura media dell'aria di 16,27 gradi, pari a 1,63 gradi sopra il livello dell'epoca preindustriale. È quanto emerge dal nuovo bollettino climatico mensile del Servizio per il cambiamento climatico di Copernicus (C3S), gestito dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine. Si tratta del secondo mese consecutivo del 2026, dopo agosto, in cui il riscaldamento globale mensile supera la soglia di 1,5 gradi rispetto al periodo 1850-1900, interrompendo una serie iniziata nel novembre 2025 durante la quale non si erano verificati due mesi consecutivi sopra tale livello.

Il dato più significativo riguarda la persistenza delle temperature elevate. Il superamento della soglia in un singolo mese non equivale al superamento definitivo dell'obiettivo di 1,5 gradi dell'Accordo di Parigi, che riguarda il riscaldamento di lungo periodo. La successione di mesi eccezionalmente caldi rappresenta tuttavia un indicatore dell'intensità del riscaldamento in corso. «Settembre è stato il secondo mese più caldo mai registrato a livello globale, con temperature eccezionalmente elevate registrate nuovamente in alcune parti d'Europa dopo un'estate estrema», dichiara Carlo Buontempo, direttore del Servizio per il cambiamento climatico di Copernicus. «Ci troviamo in una nuova serie di mesi con temperature superiori di 1,5 gradi e, con un fenomeno El Niño forte che continua a intensificarsi, è probabile che questa tendenza prosegua fino al 2027», aggiunge.

A contribuire alle temperature eccezionali è il rafforzamento di El Niño nel Pacifico equatoriale. Nella regione Niño 3.4, utilizzata per monitorare il fenomeno, la temperatura media mensile della superficie del mare è salita a 29,70 gradi, il valore più elevato mai registrato per questa misura, superando anche i picchi associati ai fortissimi eventi del 1982-1983, 1997-1998 e 2015-2016. Secondo Copernicus, l'evoluzione delle condizioni nel Pacifico potrebbe portare a uno degli eventi El Niño più intensi mai osservati.

Il riscaldamento degli oceani rappresenta un altro elemento centrale del bollettino. A settembre la temperatura superficiale media dei mari compresi tra 60 gradi di latitudine sud e 60 gradi nord è stata di 21,05 gradi, il massimo mai registrato per questo mese, superando il precedente record di 20,92 gradi stabilito nel 2023. Temperature marine particolarmente elevate sono state osservate in ampie zone del Pacifico tropicale, ma anche lungo la costa atlantica europea e nel Mediterraneo occidentale, dove sono stati raggiunti record mensili.

In Europa, settembre è stato il terzo più caldo mai registrato, con una temperatura media sulla terraferma di 16,26 gradi, superiore di 1,54 gradi alla media del periodo 1991-2020. La situazione è stata ancora più estrema nell'Europa occidentale, dove il mese ha eguagliato il record di settembre 2023, con un'anomalia di 2,51 gradi. Il dato arriva dopo quella che Copernicus identifica come l'estate più calda mai registrata nella regione.

Le temperature elevate sono state accompagnate da condizioni di siccità diffuse in gran parte dell'Europa occidentale e centrale e in alcune aree orientali del continente. Rispetto ad agosto, la carenza di precipitazioni si è intensificata o estesa in diverse zone della Penisola Iberica, della Francia, dell'Italia, dei Balcani occidentali e della Grecia. Le conseguenze sono state particolarmente evidenti nei corsi d'acqua: in alcune parti del Reno, del Danubio, della Vistola e del sistema fluviale Garonna-Dordogna le portate di settembre hanno raggiunto minimi storici, con ripercussioni sulla navigazione, sull'approvvigionamento idrico e sulle attività agricole. Le precipitazioni registrate alla fine del mese hanno portato un parziale sollievo in alcune regioni, ma in Francia e Spagna hanno anche provocato episodi di inondazione.

Fuori dall'Europa, condizioni più secche della media sono state osservate in gran parte del Nord America meridionale e nord-orientale, nel Maghreb, in alcune aree del Corno d'Africa, in Siberia, nell'Asia centrale, in Pakistan e in alcune regioni della Cina, del Sud America e dell'Australia sud-orientale. Precipitazioni superiori alla media hanno invece interessato altre zone degli Stati Uniti e del Canada, parti della Russia settentrionale, della Cina orientale e del Giappone, oltre a regioni del Sud America e dell'Australia occidentale.

Il bollettino segnala infine nuovi dati preoccupanti per il ghiaccio marino antartico. L'estensione giornaliera ha raggiunto il massimo invernale annuale, ma si è trattato del terzo massimo più basso mai registrato dalle osservazioni satellitari.