Giuseppe Conte rilancia il reddito di cittadinanza e porta il Movimento 5 Stelle dentro il dibattito sul campo progressista. Ospite della trasmissione Accordi & Disaccordi, in onda sul Nove, il leader M5S ha annunciato che il suo partito si presenterà ai tavoli sul programma con un documento in venti punti, che definisce «forse il progetto progressista più avanzato» per il cambiamento della società. Il pronunciamento arriva a poche ore dall'annuncio delle primarie della coalizione, previste entro febbraio.
Sul welfare Conte ha rivendicato la paternità della misura simbolo del Movimento. «L'unica vera misura organica di sostegno alla povertà l'abbiamo introdotta noi», ha detto, aggiungendo che la stessa cosa vale per la legge anticorruzione e per il contrasto al precariato. Alla domanda se il reddito di cittadinanza figurerà tra i venti punti, la risposta è stata netta: «Certo che sì». Secondo il leader M5S, si tratta di una riforma «organica così vasta» che andava «messa a terra, ricalibrata e perfezionata». Il provvedimento, ha spiegato, tornerà dunque nel programma con modifiche rispetto alla versione precedente.
Nel suo intervento Conte ha anche rivolto un messaggio all'ala moderata del campo progressista. «Se qualcuno si è innamorato nel corso degli anni del dio mercato», ha affermato, «io dico che la ricchezza non va demonizzata ma redistribuita». Ha aggiunto che «oggi c'è un nuovo capitalismo che non va demonizzato ma aggredito». Parole che delineano una linea di forte attenzione alla redistribuzione e alla critica delle dinamiche di mercato.
Il punto più delicato riguarda però la presenza di Matteo Renzi nella coalizione. Conte ha ricordato che la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha definito la propria posizione «testardamente unitaria», una formula che, a suo dire, include anche Renzi. Il leader M5S ha dichiarato di non comprendere fino in fondo le ragioni per cui Renzi debba far parte della coalizione, sollevando un problema di «garanzie politiche». Secondo Conte, occorre adottare contromisure affinché nessuno possa «scartare» e, pur avendo pochi voti, mandare la coalizione allo sbaraglio.
Conte ha quindi precisato che non intende chiedere a Renzi di fornire lui le garanzie. Rivolgendosi direttamente a Schlein, ha detto: «Cara Schlein, nel caso dovessi vincere tu le primarie dobbiamo dirlo prima: garanzie politiche, perché sennò il Movimento non ci sta. Se vincessi io le primarie, le garanzie politiche le darò io». Una formulazione che condiziona la partecipazione del Movimento alla definizione preventiva di regole sulla composizione della coalizione.
Secondo quanto riportato da altre testate, Conte avrebbe anche affrontato il tema della politica estera, parlando di ipocrisia sul conflitto in Ucraina e sostenendo che da un anno l'Italia non invia armi. Su questo punto, però, le fonti disponibili non forniscono ulteriori dettagli verificati. Le stesse fonti riferiscono che Renzi, dopo l'attacco ricevuto, ha risposto con una battuta sulla propria possibile candidatura, senza che il quadro complessivo della disputa sulle primarie sia ancora definito.