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Garlasco, la porta a soffietto e il mistero delle impronte scomparse

Nell'inchiesta bis della Procura di Pavia sulla morte di Chiara Poggi, la porta a soffietto della villetta di via Pascoli sarebbe stata aperta e richiusa più volte, cancellando Dna e impronte. Il tampone sul pomello fu eseguito solo il 5 settembre 2007.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

La porta a soffietto che separa il soggiorno della villetta di via Pascoli, a Garlasco, dalle scale che conducono alla cantina dove fu trovato il corpo di Chiara Poggi, torna al centro dell'inchiesta bis della Procura di Pavia. Secondo quanto emerge dalle carte investigative, su quella porta non sarebbero mai state trovate impronte né tracce di Dna, nonostante le numerose interazioni documentate. Un elemento che gli inquirenti considerano decisivo per ricostruire cosa accadde il 13 agosto 2007, il giorno in cui la 26enne fu uccisa.

Le analisi condotte dagli esperti del Ris di Parma e richiamate negli atti dell'inchiesta bis indicano che la porta a soffietto sarebbe stata aperta e richiusa almeno cinque volte nella sola giornata del 14 agosto. Questa circostanza, secondo il rapporto, avrebbe vanificato la presenza di materiale genetico e di contatti dattiloscopici che potevano essere presenti sulle ante o sul pomello. Il documento sottolinea che qualsiasi interazione con la superficie, anche con l'uso di guanti, comporta l'asportazione di materiale genetico e la cancellazione per sovrapposizione delle impronte eventualmente presenti.

Il caso riguarda in primo luogo Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima e unico condannato per il delitto. Stasi aveva riferito di aver aperto quella porta al suo arrivo, quando scoprì il corpo della ragazza, ma le sue impronte non sarebbero mai state trovate sulla superficie. Il giallo, però, è più ampio: non sarebbero state rilevate tracce nemmeno di altre persone, come se nessuno avesse mai toccato quella porta. Un paradosso investigativo che alimenta i dubbi sulla catena di custodia della scena del crimine.

Dalla documentazione emerge inoltre che il tampone per raccogliere il Dna dal pomello sarebbe stato eseguito solo il 5 settembre 2007, dopo tutte le interazioni avvenute sulla porta nei giorni precedenti. Le operazioni di rilievo dattiloscopico riportate dagli esperti del Ris nella relazione del 24 agosto 2007 non troverebbero traccia nei verbali del lavoro svolto a casa Poggi nei giorni precedenti. Gli investigatori hanno potuto analizzare la scena del crimine solo attraverso le numerose fotografie e i relativi metadati.

Le immagini scattate dalle 14.07 del 13 agosto alle 15.15 del 20 agosto riprenderebbero la porta sei volte aperta, due chiusa e altrettante semichiusa. Un elemento che, secondo l'inchiesta bis, contribuirebbe a spiegare l'assenza di impronte e Dna sulla superficie. La ricostruzione della sequenza di aperture e chiusure della porta a soffietto è considerata centrale per stabilire chi abbia avuto accesso alla cantina e in quali momenti.

L'inchiesta bis della Procura di Pavia, chiusa nei giorni scorsi, riguarda Andrea Sempio. Il fascicolo mira a fare luce su eventuali responsabilità diverse da quelle già accertate e si concentra su una serie di elementi materiali, tra cui proprio la porta a soffietto. La mancanza di impronte e tracce biologiche su un passaggio così frequentato rappresenta uno dei nodi irrisolti della vicenda, su cui gli inquirenti continuano a lavorare.

La vicenda di Garlasco, a distanza di anni, resta uno dei casi di cronaca nera più seguiti in Italia. La morte di Chiara Poggi, avvenuta nella villetta di via Pascoli, ha attraversato diverse fasi processuali e investigative. L'attenzione ora si concentra sulle modalità con cui la scena del crimine fu gestita nelle ore e nei giorni successivi al ritrovamento del corpo, un aspetto che potrebbe avere conseguenze significative sull'esito dell'inchiesta bis.

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