«Contro Sempio non c'è ancora nulla». È la posizione ribadita con fermezza dall'avvocato Liborio Cataliotti, difensore di Andrea Sempio, l'uomo al centro dell'inchiesta per l'omicidio di Chiara Poggi, la ragazza uccisa a Garlasco nel 2007. Dopo il nuovo avviso di conclusione delle indagini emesso dalla Procura di Pavia, il legale conferma la sua tranquillità: nessun elemento sopravvenuto collegherebbe il suo assistito al delitto.
Cataliotti ha spiegato di aver appreso del provvedimento attraverso il comunicato del procuratore Fabio Napoleone e l'indice degli atti che saranno consegnati alla difesa solo nelle prossime ore. «Per ora non so cosa ci sia nelle nuove attività della Procura», ha dichiarato, precisando che la lettura delle consulenze depositate potrebbe indurre la difesa a svolgere ulteriori accertamenti non previsti. Dall'indice, ha aggiunto, si deduce che nel fascicolo sono presenti solo le nuove consulenze e 47 nuove intercettazioni ambientali. «Da quanto capisco, su Sempio non c'è assolutamente niente di nuovo. Le novità maggiori non riguardano lui ma la posizione di Alberto Stasi, con cui noi non abbiamo niente a che fare».
Il legale ha anche annunciato le prossime mosse difensive. «Abbiamo appena finito di raccogliere tre deposizioni testimoniali pronte da depositare. Da altri tre testimoni siamo in attesa di risposta. Due hanno rifiutato di presentarsi, e se si arriverà in udienza chiederemo che sia il giudice a convocarli». Cataliotti non ha voluto rivelare l'argomento delle testimonianze, ma ha aggiunto che insieme alle deposizioni verranno depositati alla Procura nuovi accertamenti tecnici. «Intendiamo utilizzare fino in fondo i venti giorni di tempo che il codice ci assegna per rispondere al nuovo avviso di conclusione delle indagini».
La difesa contesta le conclusioni della Procura, che secondo il legale non avrebbe fatto altro che ribadire le proprie posizioni. «I consulenti della Procura non hanno fatto altro che restare sulle loro posizioni e dire: abbiamo ragione noi. Noi diciamo che hanno ragione i nostri consulenti. Sarà un giudice, sui temi che riterrà rilevanti per il processo, a nominare i suoi periti e a stabilire torti e ragioni». Cataliotti ricorda poi l'incidente probatorio in cui è intervenuta la genetista Denise Albani, che «ha stabilito esattamente quel che noi avevamo previsto: cioè che il Dna sulle unghie della vittima non è attribuibile a Sempio».
Quanto alle accuse del Ris di Cagliari, secondo cui le ricostruzioni della difesa non sarebbero «ancorate a risultanze scientifiche», il legale replica con durezza: «Chiedo: cosa c'è invece di scientifico nel dire come fanno loro che il colpevole, ovvero Sempio, si è lavato le mani in cucina? Cosa c'è che dica che in bagno si è solo specchiato? Che dimostri, come sostengono loro, che è scappato dal retro? Nulla di nulla, solo congetture». Cataliotti cita poi la consulenza di un progettista di calzature, secondo cui l'impronta della scarpa dell'assassino non sarebbe compatibile con il piede di Sempio, contrariamente a quanto sostenuto dai consulenti Iuliano, Caprioli e Cattaneo.
Sulla vicenda Stasi, il legale prende le distanze: «Sul tema Stasi noi non mettiamo becco, non ci interessa e vorremmo esserne tenuti fuori. Ci sorprende solo che l'accertamento su quelle analisi venga inserito nell'indagine a carico di Sempio. Ci stupisce che l'accertamento nasca da una consulenza della difesa Stasi, che non mi pare contemplata dal codice. Stasi è solo un “terzo interessato”, e non aveva diritto di nominare un consulente». Infine, sulle accuse ai carabinieri del Ris, Cataliotti si dice stupito: «Ho avuto decine di volte a che fare con i Ris e li ho sempre trovati corretti». E alla domanda se la svolta su Stasi serva a distogliere l'attenzione dalle debolezze dell'inchiesta su Sempio, risponde: «Non lo so e non mi interessa, noi eravamo tranquilli: essendo Sempio innocente era ovvio che non avrebbero trovato nulla di nuovo».