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L'aerodinamica invisibile: perché le auto di oggi non sembrano più filanti

Dalle linee scolpite degli anni Novanta alle forme massicce dei SUV, fino alle EV ultramoderne: come il design aerodinamico è cambiato senza che ce ne accorgessimo, e perché il futuro elettrico lo riporterà al centro della scena.

Alla fine degli anni Ottanta, l'efficienza aerodinamica era una priorità per le case automobilistiche. Modelli come la Honda CRX del 1988, la Ford Thunderbird del 1989 e la Mazda RX-7 del 1990 vantavano coefficienti di resistenza aerodinamica (Cd) intorno a 0,32. Il risultato non era solo tecnico: quelle vetture avevano proporzioni equilibrate e un aspetto filante che ancora oggi molti appassionati ricordano con ammirazione.

Con l'esplosione del mercato dei SUV negli anni Novanta, però, l'aerodinamica passò in secondo piano. Le forme squadrate e imponenti dei fuoristrada urbani conquistarono il pubblico, ma a scapito dell'efficienza: il Ford Explorer, il SUV più venduto di quel decennio, aveva un Cd di 0,43. Un valore che racconta quanto l'aria fosse diventata un pensiero secondario rispetto a volume, altezza da terra e presenza scenica.

Nei primi anni Duemila arrivarono i crossover, che inizialmente ereditarono la stessa inefficienza. La Honda CR-V del 2002, per esempio, aveva un Cd di 0,45. Ma la crescente attenzione alle normative sui consumi, spinte in larga parte dalle severe regole californiane, riportò gli ingegneri a lavorare sull'aerodinamica. La stessa CR-V, nella versione del 2023, è scesa a un Cd di 0,33. Eppure, a guardarla, non sembra affatto una vettura aerodinamica.

È qui che sta la vera trasformazione. Se mettiamo side by side la CRX del 1988 e la CR-V del 2023, verrebbe da pensare che appartengano a due mondi opposti in fatto di resistenza all'aria. Invece hanno quasi lo stesso coefficiente. La spiegazione è che oggi i progettisti ottengono guadagni infinitesimali distribuiti su tutta la superficie: raccordi morbidi tra le superfici, montanti anteriori e specchietti sagomati con precisione, giochi tra i pannelli più stretti, passaruota scolpiti con cura, fondi piatti e carenature inferiori. Il risultato è un paradosso visivo: auto molto efficienti che non hanno più bisogno di sembrare tali.

Fa eccezione il mondo delle auto elettriche. Chi acquista un'EV ha un'ansia da autonomia che chi guida un'auto a benzina non conosce, e questo spinge i costruttori verso soluzioni aerodinamiche più estreme. La Tesla Model Y, con un Cd di 0,22, è l'esempio più evidente: la sua forma segue dichiaratamente le leggi dell'aria. Ma è Volkswagen ad aver spinto l'esperimento oltre, con il progetto Mission Efficiency.

Il team di sviluppo ha preso componenti di produzione esistenti, prelevati dalle ID.Polo e ID.Cross, due EV destinate al mercato europeo, e li ha assemblati in una vettura dal profilo completamente ridisegnato. Il risultato è un Cd di appena 0,158, un valore che nel mondo delle auto di serie è quasi impensabile. Nelle prove su strada, il veicolo Mission Efficiency ha consumato oltre il 30% di energia in meno rispetto alla Polo. In termini pratici, significa che può viaggiare a 140 km/h con la stessa energia che alla Polo serve per andare a 100 km/h.

L'autonomia racconta ancora meglio il divario: con la stessa batteria da 54,9 kWh, la Mission Efficiency potrebbe percorrere 797 km, mentre la Polo si fermerebbe a 413 km. Quasi il doppio della distanza, a parità di energia immagazzinata. Va detto che si tratta di un esperimento, non di un modello di produzione confermato. Ma il messaggio è chiaro, e difficilmente passerà inosservato tra gli altri costruttori di veicoli elettrici.

La domanda che molti designer si pongono ora è se il look aerodinamico tornerà a essere un linguaggio estetico riconoscibile, non solo una necessità tecnica nascosta sotto superfici apparentemente ordinarie. Se le auto elettriche continueranno a inseguire l'autonomia, è probabile che le forme filanti, le code tronche e i profili a goccia tornino a popolare le strade. Non per moda, ma per fisica. E forse, come accadde alla fine degli anni Ottanta, l'efficienza tornerà a produrre anche bellezza.

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