Parigi si prepara a vivere la sua settimana più intensa dedicata ad arte e design. Art Basel Paris torna al Grand Palais dal 23 al 25 ottobre 2026 per la sua quinta edizione, con 211 gallerie provenienti da 41 paesi e regioni, mentre Design Miami.Paris si insedia all'Hôtel de Maisons. Il programma, però, non si esaurisce dentro le fiere: musei, gallerie, edifici storici e spazi temporanei compongono una mappa diffusa in cui moda, architettura, artigianato e forme sperimentali di ospitalità si intrecciano, ripensando il modo in cui oggetti e immagini acquistano significato nel tempo.
La fiera diretta da Karim Crippa amplia il proprio raggio d'azione oltre il Grand Palais. Le tre sezioni principali — Galeries con 183 espositori, Emergence con 16 presentazioni personali e Premise con 12 progetti di taglio storico — si affiancano a un Public Program che si distribuisce in nove sedi parigine, tra cui il Petit Palais, il Palais d'Iéna, la Cité de l'architecture et du patrimoine, i Beaux-Arts de Paris e diverse piazze e giardini pubblici. Quest'anno Premise si sposta nel più ampio Salon Seine, mentre Conversations approda per la prima volta all'Auditorium del Grand Palais. Si registra anche un numero record di dodici stand congiunti, che riuniscono 24 gallerie.
Tra gli appuntamenti più attesi del Public Program, la regista francese Alice Diop firma per Miu Miu la sua prima mostra, «Geste de Consolation», che trasforma il Palais d'Iéna in un percorso multimediale aperto dal 21 al 25 ottobre. Il progetto riunisce film, fotografia, scultura, poesia, danza, musica e performance dal vivo, con opere di artiste nere intorno al tema della consolazione. Si articola in quattro spazi interconnessi: si apre con lavori di Zanele Muholi e una videoinstallazione a due schermi di Diop, prosegue in una «Chambre à soi» con tappeti disegnati da Mary Lee Bendolph e libri cari alla regista, e culmina in una sala performativa dove vengono letti testi di Penda Diouf, Zora Neale Hurston, June Jordan, Audre Lorde, Marie Ndiaye e Zadie Smith. La coreografia di Nadia Beugré e la musica di Angel Bat Dawid ampliano il progetto oltre i confini della mostra statica, fino al bronzo monumentale «Sentinel (Mami Wata)» di Simone Leigh, figura femminile di quasi cinque metri ispirata allo spirito acquatico dell'Africa occidentale.
Sempre fuori dagli spazi fieristici, Tracey Emin porta tre figure in bronzo al Parvis des Droits de l'Homme, davanti alla Cité de l'architecture et du patrimoine, dal 14 ottobre al 1° novembre. Presentate da White Cube, «I Lay Here For You», «I Followed You to the End» e «I Will Not Be Alone» esplorano intimità, vulnerabilità e resilienza attraverso pose diverse del corpo femminile: da una figura distesa a terra a un corpo inginocchiato, fino a una figura seduta eretta, in un passaggio dall'esposizione alla forza. Avenue Winston Churchill diventa invece teatro di opere che invadono lo spazio urbano.
Il tessuto culturale della città risponde con un programma altrettanto fitto. Ibrahim Mahama porta alla Fondation Cartier una rete di artisti e storie culturali ghanesi; Prune Nourry rilegge al Petit Palais l'eredità trascurata delle scultrici; Jenny Holzer attiva il Musée d'Orsay con testi e immagini; il Musée des Arts Décoratifs celebra i quarant'anni delle sue collezioni di moda attraverso quattro decenni di mostre e quaranta silhouette significative. Le gallerie, dal canto loro, esplorano la memoria dei materiali e la trasformazione: dall'architettura di Jean Prouvé alle ceramiche giapponesi, dai mobili rielaborati di Wendy Andreu alle pitture stratificate di Ais.
A completare il quadro, progetti temporanei che confondono i confini tra le discipline. È il caso della collaborazione di WE ARE ONA con Rirkrit Tiravanija e la chef Dalad Kambhu, dove un pasto condiviso diventa parte integrante dell'opera stessa. Tra grandi mostre istituzionali e presentazioni intime nelle gallerie, design da collezione, cibo e interventi effimeri, la settimana parigina del 2026 si configura come un racconto corale in cui la città stessa — i suoi palazzi, le sue piazze, i suoi giardini — funge da cornice e da materia del progetto.