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Franceschini tenta la mediazione tra Schlein e Conte ma il gelo resta

Dario Franceschini prova a ricucire il rapporto tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, sempre più freddo dopo le bordate degli ultimi giorni. La presentazione del suo nuovo libro diventa l'occasione per un incontro pubblico tra i due leader, ma il clima resta di reciproca diffidenza.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Dario Franceschini torna in campo come paciere del centrosinistra. L'ex ministro e dirigente del Partito Democratico, tra i primi a sostenere Elly Schlein alle primarie del 2023, sta cercando di ricomporre i rapporti tra la segretaria dem e il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, decisamente raffreddati dopo le bordate degli ultimi giorni. L'occasione pubblica è stata la presentazione del suo nuovo libro, «La Fiuma», edito da La Nave di Teseo, al Teatro Sala Umberto di Roma, a due passi dalla Camera dei Deputati e dal Nazareno.

La presentazione, affidata a Serena Dandini con Viola Ardone e Paola Turci, ha riunito la crema del centrosinistra. In prima fila, accanto a Schlein, c'erano Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera, e Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva. Presenti anche Paolo Gentiloni e Gianni Letta. In platea, tra gli altri, Roberto Speranza, Peppe Provenzano, Nico Stumpo, Anna Finocchiaro e i fedelissimi di Franceschini: Alberto Losacco, Antonello Giacomelli, Antonello Soro, Federica Mogherini, Marina Sereni e Luigi Zanda. L'irruzione della politica è arrivata con l'ingresso di Giuseppe Conte, invitato dall'autore e sistemato in prima fila a due posti di distanza da Schlein. I due si sono scambiati un saluto velocissimo, di sola cortesia.

Il clima, però, resta di reciproca diffidenza. Nell'inner-circle di Schlein la percezione è che in molti stiano cercando di costringere la segretaria a fare un passo indietro. Ora persino Conte, con l'apertura a un «terzo» nome, alimenta i timori. Nel Pd c'è chi è preoccupato per l'effetto delle primarie di coalizione: il rischio, si ragiona, è che anziché allargare la partecipazione finiscano per allargare il fossato e demotivare gli elettori. «Non è mai successo», osservava ieri un dirigente dem, «che alle primarie di coalizione si confrontassero due segretari di partito entrambi forti e peraltro con elettorati non ancora amalgamati». E ancora: «Se Schlein vince, il rischio è che una parte del M5S non la voti; se perde, il Pd esplode. È una situazione lose-lose».

Il problema è che il treno è ormai partito. Se in tanti pensano che si vada incontro a rischi altissimi e a conseguenze imprevedibili, nessuno vede realisticamente come cambiare direzione. C'è chi ragiona su piani B, l'ultimo dei quali attribuito a Roberto Gualtieri, ma tutti ammettono che si è andati troppo avanti per fare un passo indietro: qualunque cambio di gioco provocherebbe danni maggiori dei benefici. Franceschini, dal canto suo, ha rassicurato Schlein rispetto alle trame che si moltiplicano contro di lei, garantendole il suo sostegno. Si sente quasi ogni giorno con Matteo Renzi, provando a districare il gomitolo dei centristi, e il rapporto con Conte non si è mai interrotto: è stato suo ministro nel governo Conte II.

La battuta di Serena Dandini ha fotografato l'umore della sala: «Mi dicono che qui abbiamo riunito il campo largo... Dato che ci siamo, proporrei di trasformare questo momento in un agguato. Chiudiamo le porte e vi teniamo chiusi finché non avete scritto il programma!». Paola Turci ha rincarato: «Prendete carta e penna...». Conte e Schlein hanno sorriso, un po' imbarazzati. Franceschini ha confermato il ruolo di pacificatore: «Questo è il momento delle idee, più tardi lo scriveremo...». Il suo è un tentativo complicato: convincere i due leader a competere alle primarie, anche duramente, senza annichilire il campo. Come ha sintetizzato Stefano Bonaccini: «Se non staremo insieme questa volta, giusto che gli elettori rincorrano chi diventerà colui che rompe l'alleanza per dargli una pedata nel sedere. Sarà una partita complicata per tutti. Ma serve unità e progetto politico».

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