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Conte attacca Meloni alla Camera: «Non ha realizzato una sola promessa»

Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, in dichiarazione di voto alla Camera sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo, ha accusato la premier Giorgia Meloni di non aver mantenuto le promesse elettorali e di aver fatto la legge elettorale per «imbullonarsi alla poltrona». Meloni ha replicato rivendicando la gestione della potenza di fuoco e contestando le spese militari.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha attaccato duramente la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della dichiarazione di voto alla Camera sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo in programma domani e dopodomani. «Ultimamente l'abbiamo vista sparire dappertutto, pure all'Assemblea delle Nazioni unite. Ieri avete fatto scappare pure la manovra dal Consiglio dei ministri, non sapete che pesci prendere», ha detto Conte rivolgendosi alla premier.

Il leader pentastellato ha poi contestato le affermazioni di Meloni sulla legge elettorale. «Lei ha detto che con questa legge elettorale non sarei mai stato eletto presidente del Consiglio. Non deve aver letto la legge elettorale, perché c'è scritto che non vincola la scelta del presidente della Repubblica. La studi meglio», ha aggiunto. Secondo Conte, la legge elettorale non era nel programma presentato agli elettori e sarebbe stata fatta «per imbullonarsi alla poltrona».

Conte ha quindi rivendicato la propria esperienza di governo: «Forse intendeva che io vengo dalla società civile, mentre lei fa politica da quando aveva 16 anni: legittimo. Però io dalla società civile ho fatto due governi e in due anni ho realizzato l'80% del programma presentato agli elettori. Lei in quattro anni con una maggioranza stabilissima non ha realizzato una sola promessa fatta agli elettori. Questa è la differenza tra me e lei: democrazia parlamentare contro capocrazia».

Sul ruolo dell'Italia in Europa, Conte ha messo in dubbio la centralità rivendicata dalla premier: «Lei si vanta di essere stabile, di essere alla testa del convoglio europeo, ma come mai nei passaggi importanti lei sta nella carrozza di coda, a firmare tutto quello che arriva?». All'accusa di non fare proposte, ha replicato: «Lei ha detto che non abbiamo proposte, ne abbiamo tante ma lei fa orecchie da mercante». Conte ha poi suggerito cosa potrebbe scrivere un presidente del Consiglio «con la schiena dritta» all'Europa: «Potrebbe scrivere che l'Italia crede fermamente nell'Europa, ma non come alleanza di guerra, come un progetto di pace in armonia con l'articolo 11 della nostra Costituzione, che denuncia la guerra illegale in Ucraina e non intende fornire il suo sostegno».

Sul conflitto in Ucraina, il leader M5S ha precisato: «Putin è l'aggressore e bene facciamo a sanzionarlo, ma l'Europa non è nata per scommettere, come ha detto più volte lei, su vittorie militari contro una superpotenza militare. Invece di inviare armi oltranza, mandiamo negoziatori e apriamo gli occhi». Ha poi aggiunto: «Washington, che abbiamo seguito nell'illusione della vittoria, adesso fa affari d'oro con Putin. E attenzione, quello non è un accordo rischioso, abbia il coraggio di dirlo, è un accordo irresponsabile, mentre noi qui rischiamo, bomba dopo bomba, una guerra mondiale in casa».

In precedenza, nella sua replica alla Camera, Meloni aveva contestato la ricostruzione di Conte sulla cosiddetta «potenza di fuoco»: «Quando voi parlavate di potenza di fuoco, lo facevate per le imprese. Non è esatto. Quando voi avete varato il provvedimento che Conte definì potenza di fuoco, cioè 400 miliardi di euro di garanzie statali per i prestiti, non lo avete fatto per le imprese, lo avete fatto per le banche che hanno rinegoziato per la stragrande maggioranza dei prestiti che avevano già erogato con la garanzia dello Stato».

Sulle spese militari, Conte ha replicato: «Ha contestato che ho aumentato le spese militari, non l'ho mai negato, siamo arrivati all'1,5%, non certo al 2. Lei l'ha superato e ha firmato per il 5% a spese degli italiani. Si ricordi che molte di quelle spese sono state aggiuntive durante la pandemia per i nostri militari, mentre voi eravate i disertori della Patria durante la pandemia». Il leader pentastellato ha poi avanzato una proposta: «Mettiamo le risorse del ponte sullo Stretto di Messina sul nuovo Piano nazionale di ripresa e resilienza, sulla sanità. Cambiamo registro, prendiamo le risorse da extraprofitti di banche e colossi energetici».

Infine, Conte ha spiegato perché l'opposizione non sottoscrive la seconda risoluzione: «Prima ha chiesto come mai le forze di opposizione non sottoscrivono la seconda risoluzione, pensate di essere furbi in maggioranza, non la sottoscriviamo perché a un certo punto addirittura scrivete che il Governo italiano si è costantemente impegnato per porre fine al conflitto tra Russia e Ucraina. Ma quando, durante la telefonata con i due comici?».

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