Il presidente russo Vladimir Putin ha lanciato un avvertimento diretto ai Paesi della Nato e dell'Unione europea, parlando del rischio che il confronto militare raggiunga un «punto di non ritorno» sull'uso delle armi di distruzione di massa. Nel suo intervento alla sessione plenaria della 23esima riunione del Valdai International Discussion Club, Putin ha sostenuto che non si può essere certi che le principali potenze non ricorrano a questi arsenali e che un simile scenario va evitato.
«Dobbiamo capire che il punto di non ritorno può arrivare in modo molto improvviso e inaspettato», ha detto il capo del Cremlino, citando l'immagine del fucile appeso alla parete che alla fine deve sparare. Secondo Putin, quando le maggiori potenze dispongono di armi capaci di distruggere ogni forma di vita o di portare la Terra in condizioni catastrofiche, non è possibile avere la garanzia che non vengano mai impiegate. Da qui l'appello a tenere presente il pericolo e a scongiurarlo.
Affrontando l'ipotesi di un conflitto diretto con l'Alleanza Atlantica, Putin ha riconosciuto lo squilibrio nelle forze convenzionali. «In caso di attacco dei Paesi dell'Alleanza, il nemico sarebbe numericamente due volte più grande», ha spiegato, riferendosi al potenziale economico e militare superiore dell'Occidente. Di fronte a questa disparità, Mosca intende fare leva su quelli che il presidente ha definito i propri «vantaggi competitivi», ovvero i mezzi di distruzione di massa. «Non avremmo forze e risorse sufficienti per contrastare questa minaccia. E dovremmo usare i nostri vantaggi competitivi in questa lotta», ha aggiunto.
Putin ha poi chiamato in causa le potenze nucleari europee, Francia e Regno Unito, rivendicando l'esclusività dell'arsenale russo. «Nessun altro possiede i tipi di armi di distruzione di cui dispone oggi la Russia. Ed è questo il nostro vantaggio competitivo», ha affermato, precisando di essere pienamente consapevole dello status nucleare di Parigi e Londra.
Il presidente ha quindi indicato alcune linee rosse che farebbero scattare la reazione militare russa. In particolare, ha posto l'accento sulla difesa dell'exclave di Kaliningrad: «Se emergerà una minaccia per l'exclave russa di Kaliningrad, prenderemo in considerazione l'uso di tutte le armi del nostro arsenale». Ha poi ribadito che Mosca non ha intenzione di attaccare nessuno, ma risponderà in caso di aggressione.
Sul sostegno occidentale a Kyiv, Putin ha evitato di annunciare ritorsioni immediate contro i Paesi che forniscono armi all'Ucraina, pur definendo la situazione una minaccia per la Russia. «Non sto dicendo che domani colpiremo il territorio dei Paesi che forniscono armi all'Ucraina, ma questa situazione rappresenta una minaccia per noi», ha detto. Secondo il leader russo, quanto più lo scontro è intransigente e quanto più apertamente viene dichiarato l'obiettivo di infliggere una sconfitta strategica, tanto maggiore è la probabilità che il conflitto entri nella sua fase più dura. Ha quindi evocato le «leggi della lotta per la sopravvivenza», sostenendo che valgono anche nelle comunità umane quando sono messe di fronte alla prospettiva di perdere la propria indipendenza, la propria dignità e persino il diritto di esistere.
Accanto alla minaccia militare, Putin ha aperto una finestra diplomatica per ridisegnare l'architettura della sicurezza globale. «Speriamo che il nuovo ordine mondiale venga sancito nel prossimo futuro», ha dichiarato, affermando che la Russia è pronta a collaborare con altri Paesi per elaborare «una tabella di marcia per il mondo». In questa prospettiva, il capo del Cremlino ha confermato l'interesse per un possibile vertice a tre con i leader di Washington e Pechino. «Quanto a un possibile incontro trilaterale, so che se ne discute sui media. Siamo pienamente favorevoli», ha concluso, aggiungendo che qualsiasi dialogo è utile, pur nella necessità di definire ordine del giorno e contenuti degli eventuali incontri.