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Trump esclude un attacco imminente all'Iran ma assicura che Washington è pronta

Il presidente americano ha dichiarato al Financial Times che non ci sono piani immediati per un nuovo attacco contro Teheran, mentre proseguono i negoziati sull'uranio arricchito e i prezzi del petrolio restano elevati.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Gli Stati Uniti non hanno piani immediati per un nuovo attacco contro l'Iran. Lo ha dichiarato il presidente Donald Trump in un'intervista al Financial Times, ridimensionando le indiscrezioni su una possibile escalation militare contro la Repubblica islamica dopo le elezioni di metà mandato. «Sembra che stiamo ottenendo tutto quello che vogliamo», ha affermato Trump nel corso di una conversazione telefonica di sei minuti.

Interrogato sulle parole del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che aveva lasciato intendere la possibilità di un attacco entro la fine della settimana, il presidente ha risposto: «Sono pronto, siamo pronti. Siamo armati e pronti a intervenire se necessario, ma potrebbe non essercene motivo». Le dichiarazioni sono arrivate poche ore prima della chiusura dei seggi per le elezioni del Congresso, che secondo quanto riportato sono state segnate dalle preoccupazioni degli elettori per l'inflazione e per l'aumento dei prezzi dei carburanti seguito alla decisione americana di entrare in guerra contro l'Iran.

Trump ha sostenuto che i prezzi dell'energia diminuiranno sensibilmente dopo il voto. Secondo il presidente, attraverso lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per le esportazioni petrolifere del Golfo, transiterebbe attualmente più petrolio rispetto al periodo precedente alla guerra. Il blocco navale americano dei porti iraniani, ha aggiunto, starebbe inoltre soffocando l'economia di Teheran. «È una situazione brillante», ha dichiarato, minimizzando la portata dello scontro militare.

Il presidente ha ricordato che gli Stati Uniti hanno colpito l'Iran con i bombardieri B-2 e hanno annientato, a suo dire, il potenziale nucleare del Paese, per poi intervenire di nuovo con l'operazione Epic Fury. «Non siamo realmente in guerra, perché li abbiamo colpiti», ha affermato, aggiungendo che non si combatte davvero contro Teheran «da molto tempo, sei mesi, forse di più». Trump ha precisato di non considerare il confronto paragonabile ai conflitti in Ucraina o alle due guerre mondiali.

Sul fronte diplomatico, Trump ha confermato che sono in corso negoziati indiretti con l'Iran sul destino delle scorte di uranio arricchito, stimate in circa mille libbre, pari a circa 454 chilogrammi. Il presidente, che definisce il materiale «polvere nucleare», ha espresso preoccupazione per la sua permanenza nei siti iraniani, sepolto sotto centinaia di tonnellate di roccia. «Non sono contento che sia ancora lì», ha dichiarato. «È una delle questioni di cui stiamo discutendo con loro. I colloqui sono in corso e vedremo come andranno».

Le aspettative di una possibile svolta diplomatica hanno contribuito a far scendere le quotazioni del petrolio negli ultimi giorni. Il Brent ha perso oltre 10 dollari al barile, attestandosi intorno ai 104 dollari. Negli Stati Uniti, però, martedì i prezzi medi della benzina hanno raggiunto un nuovo massimo storico, secondo quanto riportato dal Financial Times.

Nel corso dell'intervista Trump ha parlato anche delle elezioni di metà mandato, esprimendo fiducia in una vittoria repubblicana nonostante i sondaggi precedenti al voto indicassero la possibilità che i Democratici conquistassero il controllo della Camera e del Senato. Il presidente ha sostenuto che i suoi comizi siano stati caratterizzati da una partecipazione straordinaria: «Erano tutti un successo. C'erano migliaia e migliaia di persone fuori dalle grandi arene che non riuscivano nemmeno a entrare».

Trump si è detto infine ottimista anche sui negoziati per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina. «Penso che entrambe le parti siano arrivate al punto di dire: facciamo un accordo», ha affermato. Un ottimismo che, secondo il Financial Times, non trova tuttavia riscontro tra i negoziatori ucraini.

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