Roberto Vannacci non ha alcuna intenzione di portare il Partito Democratico al governo. Il suo obiettivo, secondo quanto emerge dal dibattito interno a Futuro Nazionale, è costruire un consenso tale da poter trattare con il centrodestra da una posizione di forza, o in alternativa correre da solo alle prossime elezioni politiche. La strategia del generale con le stellette punta a far crescere il partito fino a renderlo un alleato indispensabile per la coalizione guidata da Giorgia Meloni.
La questione è emersa dopo una polemica sui social che ha coinvolto Robby Giusti, influencer del centrodestra con un milione di seguaci, il quale ha chiesto pubblicamente a Vannacci di prendere le distanze da alcuni video in cui i suoi sostenitori insultavano Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani. La richiesta ha provocato la reazione di Riccardo Corsetto, membro dell'Assemblea Nazionale dei futuristi, che ha rivelato quella che ritiene essere la vera strategia del leader: restare all'opposizione per cinque anni, raggiungere il 30-35 per cento dei consensi e portare Vannacci a Palazzo Chigi, piuttosto che entrare subito nel governo Meloni con un ruolo marginale.
La posizione di Corsetto, tuttavia, non riflette l'orientamento del partito. Vannacci non ha mai pianificato di presentarsi da solo e andare all'opposizione. Al contrario, il leader di Futuro Nazionale ha più volte fatto sapere che i voti del suo partito, «se principi, valori e ideali convergono», possono arricchire il carniere dell'attuale maggioranza, consentendole di vincere alle prossime elezioni. I sondaggi indicano che, alleato con Meloni, il generale otterrebbe 35 deputati e 19 senatori, che scenderebbero a 25 e 12 in caso di corsa solitaria.
Secondo quanto trapela da ambienti vicini al partito, Vannacci starebbe conducendo una guerra di logoramento nei confronti dell'alleanza di governo. La sua convinzione è che i giochi si faranno due mesi prima delle elezioni, che nessuno sa se saranno a metà primavera, in giugno o a inizio autunno. La strategia è continuare a crescere: finché il partito oscilla intorno al 7 per cento, il centrodestra può cercare di arginarlo; ma se dovesse raggiungere il 15 per cento nei sondaggi, combatterlo diventerebbe impossibile, perché la logica del voto utile si rivelerebbe un'arma spuntata.
La nuova legge elettorale varata dalla maggioranza, secondo questa lettura, avvantaggerebbe proprio Vannacci, aprendogli una doppia alternativa vincente: la corsa solitaria o l'alleanza. Il leader con le stellette ne è consapevole e, con ogni probabilità, Futuro Nazionale voterà sì alla riforma, come ha già votato sì al piano casa, al decreto energia e ad altri provvedimenti. Segnali di apertura in direzione di Palazzo Chigi.
Il problema, però, non è nelle borgate dei seguaci di Alemanno. Alcuni esponenti di Fratelli d'Italia insisterebbero per far valutare alla premier un'alleanza con il generale, qualora il suo partito dovesse lievitare ancora. Ma Giorgia Meloni da questo orecchio non ci vuole sentire. È prontissima a stare all'opposizione anche tre anni, fino all'elezione del prossimo presidente della Repubblica, dopo la cui nomina è convinta che la sinistra di governo imploderà, perché avrà raggiunto il suo unico scopo. Chiunque, per quanto a lei vicino, le torni a parlare di un'intesa con il generale può mettersi in conto un'urlataccia.
Quel che è certo è che Vannacci non demorderà. Convincere la leader di Fratelli d'Italia a fidarsi di lui sembra essere la battaglia più difficile per il generale, che a differenza dei suoi seguaci periferici punta al governo subito. La partita, dunque, resta aperta e si giocherà nei prossimi mesi, con il centrodestra chiamato a decidere se e come integrare una forza politica in crescita costante.