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Pd, Parisi: «Gara a logorare Schlein, il no alle primarie diffonde l'idea che perderà»

Arturo Parisi, inventore delle primarie, attacca Franceschini e Speranza: il loro no al voto per il candidato premier del Campo largo rafforza l'idea che Elly Schlein non possa vincere. Nel Pd cresce la tensione tra la segretaria e la minoranza riformista.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

La tensione interna al Partito democratico sul candidato premier del Campo largo si fa sempre più esplicita. A rompere gli indugi è Arturo Parisi, considerato l'inventore delle primarie in Italia, che parla apertamente di una «gara a logorare Elly Schlein» da parte di alcuni esponenti di spicco del partito. Il bersaglio delle sue parole sono in particolare l'ex ministro Roberto Speranza e Dario Franceschini, accusati di alimentare l'idea che la segretaria non possa vincere una competizione interna.

La scintilla è scattata dopo l'intervista rilasciata da Speranza al Corriere della Sera, nella quale l'ex titolare della Salute ha messo la faccia sulla questione delle primarie, riaprendo di fatto un vaso di Pandora dentro al Pd. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano, la linea della segretaria sarebbe però chiara e non cambierebbe di una virgola: il candidato premier del Campo largo si deciderà con le primarie, oppure sarà quello del partito che prenderà un voto in più alle elezioni. Una posizione netta, ribadita dalla sede dem, che però non placa i malumori interni.

Parisi, intervistato sulla vicenda, non usa mezzi termini: «Non so se siano amici o avversari di Conte. Ma tra Franceschini e Speranza e altri capicorrente continua la gara a logorare Elly Schlein. Il loro "no" alle primarie rafforza e diffonde l'idea che lei non può che perderle». Un'accusa pesante, che fotografa uno scontro ormai evidente tra la segretaria e la cosiddetta minoranza riformista del partito, favorevole a cercare una soluzione alternativa al voto degli iscritti e degli elettori.

La leader dem sarebbe pienamente consapevole dei tentativi di accerchiamento in atto, guidati secondo le cronache dal gruppetto ribattezzato dei «contiani dem», che include ex ministri del governo Conte II. L'obiettivo dichiarato da questa area sarebbe quello di trovare un terzo uomo o una terza donna in grado di scardinare la prospettiva delle primarie. I nomi che circolano con maggiore insistenza sono quelli di Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, e di Silvia Salis, esponente ligure del partito. Figure che potrebbero rappresentare una sintesi alternativa alla segretaria in carica.

Il timore, condiviso da molti nel partito, è che una competizione aperta possa trasformarsi in un «bagno di sangue», con effetti destabilizzanti sull'intero centrosinistra. Le primarie, da strumento di partecipazione e legittimazione, rischiano di diventare il terreno di una resa dei conti interna che potrebbe indebolire il campo progressista in vista delle prossime scadenze elettorali. La posta in gioco è alta e le correnti si stanno muovendo in vista della partita decisiva.

Sul fronte del principale alleato, il Movimento 5 Stelle, la posizione è invece netta e senza ambiguità: «Primarie senza "se" e senza "ma", non ci sono alternative». Una linea che di fatto spiazza le manovre della minoranza dem e che rende ancora più complicato qualsiasi tentativo di evitare il voto. Il pressing dei 5 Stelle, unito alla fermezza della segretaria, riduce gli spazi di manovra per chi sperava in una soluzione concordata a porte chiuse.

La partita interna al Pd si gioca quindi su due fronti: da una parte la segretaria, che punta a legittimarsi attraverso il voto popolare, dall'altra una minoranza che teme di uscire sconfitta da una consultazione e che cerca candidati alternativi in grado di rappresentare una discontinuità. La questione delle primarie, nata come strumento di democrazia interna, è diventata così il simbolo di una battaglia politica che potrebbe ridefinire gli equilibri dell'intero centrosinistra italiano nei prossimi mesi.

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