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Venezia celebra Ellen Burstyn con il Leone d’oro alla carriera

A 93 anni l’attrice americana riceve uno dei massimi riconoscimenti della Mostra, in una giornata che unisce memoria del cinema e nuove première.

VENEZIA — La Mostra dedica il 7 settembre a una delle interpreti che hanno attraversato più di mezzo secolo di cinema americano. Ellen Burstyn riceve oggi il Leone d’oro alla carriera della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, mentre il Lido continua a muoversi tra conferenze stampa, red carpet e nuove proiezioni in concorso.

Il riconoscimento arriva in una carriera che comprende The Last Picture Show, The Exorcist, Alice Doesn’t Live Here Anymore, Requiem for a Dream e Interstellar. Burstyn ha vinto l’Oscar come migliore attrice per Alice Doesn’t Live Here Anymore di Martin Scorsese e ha costruito nel tempo un’immagine molto diversa da quella della star legata a una sola stagione: ha continuato a lavorare tra cinema, televisione e teatro, passando da grandi produzioni a ruoli più piccoli e rischiosi.

La Biennale ha legato la consegna del Leone alla proiezione di Flesh Impact, cortometraggio di Maggie Gyllenhaal dedicato a Marilyn Monroe nel centenario della nascita. Nel film Dakota Johnson interpreta Monroe al culmine della fama, mentre Burstyn incarna una possibile Marilyn anziana, quella che il pubblico non ha mai potuto conoscere. È una scelta che rende l’omaggio meno cerimoniale: la memoria del cinema passa attraverso una nuova interpretazione, non soltanto attraverso un montaggio di immagini del passato.

La giornata veneziana mette inoltre Burstyn dentro un programma che mostra quanto il festival continui a giocare su più generazioni. Nel pomeriggio Luca Guadagnino tiene una masterclass al Match Point Arena; in serata arrivano sul tappeto rosso Look Back di Hirokazu Koreeda e L’estranea di Paolo Strippoli. Il giorno successivo sarà la stessa Burstyn a incontrare gli accreditati in una masterclass dedicata al mestiere dell’attore.

È proprio questo dialogo tra esperienza e cinema nuovo a dare senso al premio. Burstyn non viene celebrata come una figura congelata nell’epoca di The Exorcist. La sua presenza a Venezia coincide con un nuovo lavoro e con una discussione pubblica sulla recitazione, sul tempo e su ciò che cambia quando un volto attraversa decenni di cultura popolare. Anche il suo ruolo all’Actors Studio continua a legarla alla trasmissione del mestiere alle generazioni successive.

La Mostra prosegue fino al 12 settembre e i premi del concorso devono ancora essere assegnati. Il Leone a Burstyn, invece, non dipende dal verdetto di una giuria: riconosce una traiettoria già compiuta e insieme ancora aperta. In un festival costruito per lanciare film verso il futuro, la serata del 7 settembre ricorda che il futuro del cinema vive anche nella capacità di mantenere presenti le sue interpreti, le loro trasformazioni e la memoria che portano sullo schermo.

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