Il governo ha rischiato di andare sotto al Senato sulla legge elettorale. Per alcune ore, durante l'esame del provvedimento a Palazzo Madama, la maggioranza è sembrata sul punto di spaccarsi sulla questione delle preferenze, un tema che divide da mesi Forza Italia e Lega da un lato e Fratelli d'Italia dall'altro. La tensione è rientrata solo dopo un intervento diretto della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha gestito quella che nei corridoi di Palazzo Madama è stata definita una vera e propria trappola politica.
L'emendamento del Partito Democratico, che propone di reintrodurre le preferenze, ha creato un cortocircuito nella coalizione. Lucio Malan, senatore di Fratelli d'Italia, è intervenuto in Aula per chiarire la posizione del suo partito: «Non si può festeggiare la non introduzione delle preferenze e poi però proporre le preferenze. Non è piuttosto chiaro che il tentativo è quello di spaccare il centrodestra?». Malan ha poi annunciato che Fratelli d'Italia voterà contro l'emendamento democratico, ribadendo però l'impegno a mantenere gli accordi interni alla maggioranza per reintrodurre le preferenze dal 1992.
La mossa del Pd è stata interpretata da Fratelli d'Italia come un tentativo strumentale di dividere la coalizione. Secondo Malan, i democratici non avrebbero alcuna intenzione reale di introdurre le preferenze, ma punterebbero solo a mettere in difficoltà il centrodestra. La posizione di Fratelli d'Italia è stata quindi quella di respingere l'emendamento, ma al tempo stesso di confermare la volontà di mantenere gli accordi interni alla maggioranza, che prevedono appunto la reintroduzione delle preferenze.
La vicenda ha avuto un momento di particolare tensione quando, secondo quanto ricostruito, Forza Italia e Lega avrebbero ricevuto un avviso da parte di Fratelli d'Italia sulla possibilità di un dietrofront. Per alcune ore il governo ha davvero «ballato la rumba», come si è detto a Palazzo Madama, con i senatori della maggioranza che non riuscivano a trovare una posizione comune. La situazione è stata sbloccata solo grazie all'intervento della presidente del Consiglio, che ha ricondotto la coalizione a una linea unitaria.
Nel frattempo, l'opposizione ha cercato di sfruttare politicamente la situazione. Il senatore De Cristofaro di Alleanza Verdi e Sinistra ha citato in Aula un celebre film di Nanni Moretti per ironizzare sulla confusione della maggioranza: «Mi si nota di più se faccio saltare la legge elettorale?». La citazione è servita a sottolineare come il provvedimento sia ormai appeso a un equilibrio precario, con la maggioranza che fatica a mantenere una posizione compatta.
La questione delle preferenze è da tempo uno dei nodi più delicati della legislatura. La loro reintroduzione era stata promessa dal centrodestra in campagna elettorale, ma il tema è sempre stato fonte di divisioni interne. Forza Italia e Lega spingono per un sistema che permetta agli elettori di indicare direttamente i candidati, mentre Fratelli d'Italia ha mostrato maggiore cautela, temendo ripercussioni sugli equilibri interni al partito. L'emendamento del Pd ha quindi avuto l'effetto di riaccendere una polemica mai sopita, costringendo la maggioranza a un difficile esercizio di mediazione.
Il provvedimento sulla legge elettorale resta ora all'esame del Senato, dove la maggioranza dovrà dimostrare di poter mantenere la compattezza. La gestione della «trappola» delle preferenze da parte di Meloni ha evitato per ora la crisi, ma il clima a Palazzo Madama resta teso. Nei prossimi giorni si capirà se l'accordo interno alla coalizione terrà o se le divisioni torneranno a emergere.