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Il dopo Trump passa già dalle elezioni di metà mandato

Vance parte avanti tra i repubblicani, ma Rubio mostra margini diversi nei confronti diretti. Tra i democratici, Georgia e Pennsylvania possono trasformare due vittorie locali in credenziali nazionali.

Венс попереду, але 2026 рік може переписати гонку за Білий дім

Emily J. Higgins / The White House · Public domain · rights

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Le elezioni americane del 3 novembre 2026 rinnoveranno l’intera Camera dei Rappresentanti e i seggi di Classe II del Senato. Non eleggeranno il presidente, ma potrebbero decidere chi entrerà nel 2027 con una candidatura credibile per il 2028.

Il punto di partenza è costituzionale. Il Ventiduesimo emendamento impedisce a una persona di essere eletta presidente più di due volte. Con le regole attuali Donald Trump non potrà quindi cercare una terza elezione alla Casa Bianca. Per i repubblicani si apre necessariamente una successione.

L’analisi di Cronkite distingue tra due passaggi: conquistare la nomination del proprio partito e poi vincere l’elezione generale. Oggi JD Vance è il candidato con il percorso più lineare verso il primo obiettivo.

La media nazionale di RealClearPolling lo colloca al 40,4%, contro il 22,6% di Marco Rubio. Il vicepresidente ha il vantaggio della carica e della continuità con la base di Trump. Il segretario di Stato, però, può costruire una tesi diversa: in alcuni confronti nazionali preliminari appare più competitivo con segmenti di elettorato che potrebbero essere decisivi nel 2028.

Il sondaggio Emerson di agosto mostra bene il problema. Pete Buttigieg, Gavin Newsom e Jon Ossoff risultano avanti sia contro Vance sia contro Rubio. Kamala Harris supera Vance, ma perde contro Rubio. Sono dati troppo anticipati per prevedere una presidenza, ma abbastanza utili per capire quale discussione potrebbe aprirsi nel Partito repubblicano dopo novembre.

Se i repubblicani conserveranno una posizione forte al Congresso in un clima oggi sfavorevole, Vance potrà sostenere che la coalizione costruita da Trump è trasferibile. Se arriverà una sconfitta pesante, Rubio avrà più spazio per presentarsi come candidato capace di mantenere il nucleo del partito e allargarlo.

Tra i democratici non esiste un erede altrettanto evidente. Harris guida ancora la media nazionale, davanti a Newsom e Buttigieg, ma le prime rilevazioni negli Stati che apriranno le primarie raccontano un quadro più fluido. Buttigieg è forte in New Hampshire e ha appena ricominciato a lavorare in South Carolina, dove nel 2020 non riuscì a conquistare l’elettorato afroamericano.

Poi ci sono i test veri. Jon Ossoff difende il seggio al Senato in Georgia e un recente sondaggio lo dà avanti 50 a 43. Josh Shapiro cerca la rielezione a governatore della Pennsylvania e una nuova rilevazione lo vede al 55% contro il 39% di Stacy Garrity. Una vittoria netta in Pennsylvania avrebbe un valore nazionale immediato, perché dimostrerebbe capacità di vincere proprio in uno degli Stati più importanti per il Collegio elettorale.

Per l’Italia e l’Europa il tema non è astratto. Il successore di Trump influenzerà NATO, commercio, guerra in Ucraina e rapporto con l’Unione europea. Il voto di novembre non sceglierà quella persona, ma selezionerà i politici che potranno dire di avere già superato una prova elettorale reale. Da quel momento, la corsa del 2028 sarà molto meno teorica.

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