Margaret Hamilton, l'ingegnere informatica che diresse lo sviluppo del software di bordo del programma Apollo, è morta il 30 settembre 2026 all'età di 90 anni. A darne notizia è stata la comunità scientifica internazionale, che ne ha ricordato il ruolo decisivo nella corsa allo spazio e nella nascita dell'ingegneria del software come disciplina autonoma.
Come direttrice della Software Engineering Division del MIT Instrumentation Laboratory, Hamilton fu responsabile del software che controllava il modulo lunare. Il codice da lei supervisionato portò a termine con successo numerose missioni, accompagnando gli astronauti fino alla superficie della Luna e riportandoli al rendezvous orbitale. Fu un contributo tecnico di importanza storica, spesso ricordato come uno dei fattori che resero possibile lo sbarco del 1969.
Hamilton non si limitò a scrivere codice: coniò lei stessa l'espressione «software engineering» mentre lavorava alla NASA, con l'obiettivo di far riconoscere alla programmazione lo stesso rigore e lo stesso prestigio delle discipline ingegneristiche tradizionali. L'ambizione fu pienamente realizzata: oggi la figura del programmatore è considerata una professione altamente qualificata e strategica, e il termine da lei inventato è entrato stabilmente nel linguaggio tecnico e accademico.
Per decenni il suo nome è rimasto noto soprattutto a chi studiava in profondità la storia del programma Apollo. Solo in anni recenti ha ottenuto la fama che meritava, diventando un punto di riferimento per le nuove generazioni di sviluppatori. La sua immagine è finita su poster scolastici e persino su una minifigure LEGO ufficiale, segno di un riconoscimento che ha superato i confini della comunità scientifica. Tra gli onori ricevuti figura anche la Medaglia Presidenziale della Libertà, la più alta onorificenza civile degli Stati Uniti.
Molti l'hanno definita un'icona femminista, una pioniera che ha aperto la strada alle ragazze e alle donne nel mondo della tecnologia. Una lettura corretta, ma forse riduttiva: come le missioni che contribuì a rendere possibili, Margaret Hamilton ha tracciato un percorso per tutta l'umanità. Il suo lavoro ha dimostrato che il software non è un dettaglio accessorio, ma un componente critico dei sistemi più complessi, capace di decidere il successo o il fallimento di un'impresa.
La sua scomparsa arriva in un momento in cui l'ingegneria del software è al centro di ogni settore, dall'esplorazione spaziale all'intelligenza artificiale, e in cui la domanda di competenze informatiche continua a crescere. La lezione di Hamilton resta attuale: precisione, responsabilità e visione sono le qualità che rendono un codice affidabile, soprattutto quando da esso dipendono vite umane. Alla sua famiglia vanno le condoglianze di chiunque riconosca nel suo lavoro una delle pietre miliari della tecnologia moderna.