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ARTISAN ALTO AT-101, il laptop che torna ad aprirsi come una scatola di strumenti

Il concept ARTISAN ALTO AT-101 del designer Leo Botinelly riporta in vita l'idea dei computer modulari: cartucce intercambiabili per grafica, audio e AI, in un guscio rosso vermiglio dallo spirito retrò.

Il computer portatile è tornato a essere una scatola che si apre. Il concept ARTISAN ALTO AT-101, firmato dal designer Leo Botinelly, riprende l'idea dei vecchi home computer a cartucce e la proietta nel presente: un guscio rosso vermiglio dallo spirito anni Ottanta, con una filosofia costruttiva pensata per chi ama modificare e aggiornare la propria macchina senza doverla sostituire per intero.

La scocca trapezoidale non lascia dubbi sulle intenzioni del progetto. I tasti in avorio scolpiti e concavi si affiancano a prese d'aria di raffreddamento rosse, mentre l'apertura per la tastiera taglia in diagonale il fianco inclinato della struttura. Il risultato è un oggetto con una presenza scenica notevole sulla scrivania, pensato per essere guardato e non nascosto dietro un monitor.

Sotto quella superficie vintage si nasconde però un'idea di espansione decisamente contemporanea. Cartucce verticali si inseriscono nel corpo della macchina per aggiungere potenza grafica, capacità audio, modalità retrogaming o un assistente AI. Moduli laterali più piccoli gestiscono interfacce specialistiche e progetti individuali. Registrare una demo, costruire una scena più ambiziosa o rispolverare un vecchio gioco diventano operazioni che richiedono il semplice scambio del modulo giusto, non l'acquisto di un computer nuovo.

L'abbinamento più interessante è quello tra VECTOR, una cartuccia di calcolo, e COMPANION, un modulo AI con un proprio alloggiamento sormontato da una corona d'avorio. Insieme formano quello che il concept definisce un cyberdeck personale, in cui il contesto e la potenza di elaborazione vivono negli stessi due slot. La cronologia delle conversazioni e i file di lavoro restano in locale, una scelta che si pone in controtendenza rispetto al funzionamento della maggior parte degli strumenti AI attuali.

La cura per l'uso quotidiano è evidente anche nei dettagli. Cinque tasti multifunzione gestiscono scorciatoie creative senza costringere a navigare nei menu, mentre un interruttore PAUSE dedicato permette di congelare, riavvolgere o accelerare ciò che sta girando, trattando il tempo come qualcosa da afferrare e regolare a metà attività. Il touchpad e quattro tasti cursore affogati si fondono in un'unica superficie continua sul lato destro, così la navigazione resta sotto la stessa mano che già riposa lì.

Capovolgendo la macchina, la filosofia progettuale non cambia. L'accesso alla memoria è in vista, non sepolto sotto strati di involucro; i supporti posteriori si regolano in base alla scrivania e una singola vite sblocca il morsetto di servizio. Ogni scelta tratta l'interno del computer come qualcosa da rispettare, non da nascondere dietro adesivi di garanzia e viti proprietarie.

Sul retro, un pannello di connettori compatto gestisce il lato pratico dell'uso quotidiano: alimentazione USB-C, porte etichettate per due cartucce, ulteriori USB-C, LAN, HDMI, USB-A e audio, instradati in modo ordinato per evitare cavi aggrovigliati sul fronte della scrivania. Anche le prese d'aria di scarico hanno una forma studiata, ai lati del pannello come piccole turbine che espellono il calore generato da tanta ambizione modulare.

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