Un tavolino non deve per forza mostrare tutto ciò che raccoglie. È l'idea alla base di Handle Table, il progetto firmato da Marek Kounovský dello studio MK Designers in collaborazione con Frayer, azienda praghese specializzata in arredi in bambù. Il tavolino, presentato alla quattordicesima edizione della Czech Design Week di Praga, nasconde un vano contenitore direttamente nella propria geometria e integra una maniglia nel piano: due gesti semplici che trasformano un oggetto familiare in un piccolo esercizio di equilibrio tra forma e funzione.
La cifra del progetto sta nella scelta di non aggiungere. Kounovský riduce il tavolino ai suoi elementi essenziali, lavorando su proporzioni, geometria e rapporto tra struttura e uso. Nessun meccanismo elaborato, nessun decoro superfluo: ogni dettaglio visibile ha una ragione d'essere e l'assenza di ornamento diventa il carattere distintivo dell'oggetto. Il riferimento dichiarato è il principio giapponese hodo-hodo, che si può rendere con «giusto necessario»: una filosofia di moderazione e bilanciamento che invita ad apprezzare le cose capaci di svolgere il proprio compito senza eccessi.
Il vano contenitore risponde a una situazione quotidiana molto concreta. I tavolini tendono a diventare il punto di raccolta di telecomandi, riviste, caricabatterie e piccoli oggetti utili da avere a portata di mano, che però appesantiscono visivamente il soggiorno. Handle Table offre a questi oggetti uno spazio dedicato mantenendo l'esterno pulito: il comparto resta discreto e il tavolino conserva il suo aspetto scultoreo anche quando svolge una funzione in più.
La maniglia integrata è l'altro dettaglio rivelatore. Non è un'appendice applicata, ma un elemento ricavato nel piano stesso, coerente con la composizione complessiva. Serve a spostare e riposizionare il tavolino con facilità, un'esigenza sempre più sentita negli interni contemporanei, dove lo stesso ambiente ospita attività diverse nell'arco della giornata. L'oggetto può passare da una zona all'altra senza reclamare una posizione fissa, estendendo la propria utilità oltre quella di un tavolino tradizionale.
Il materiale completa il ragionamento. Il bambù costituisce la struttura principale e porta nel disegno ridotto la sua venatura riconoscibile e la sua texture naturale. La superficie è trattata con una tinta a base di olio, messa a punto sperimentando tecniche di applicazione adatte specificamente al bambù. Invece di coprire il materiale con una finitura opaca, il trattamento ne esalta la struttura e la qualità tattile, restituendo profondità senza nascondere il carattere della materia.
In un progetto con così pochi elementi visivi, la cura della finitura diventa decisiva: senza distrazioni decorative, è il materiale a comunicare l'identità dell'oggetto. Il bambù tinto, la costruzione precisa e le proporzioni controllate costruiscono l'interesse visivo attraverso la misura. Anche il vano nascosto contribuisce a questo approccio, perché nasce dentro la struttura fondamentale del mobile e non come aggiunta successiva.
Handle Table riflette l'incontro tra la pratica di progettazione di Kounovský e l'approccio di Frayer al mobile in bambù, unendo attenzione al trattamento dei materiali e comprensione di come l'arredo partecipa alle routine quotidiane. La semplicità è il risultato di decisioni precise su cosa includere, cosa nascondere e cosa lasciare fuori. Il tavolino non tenta di reinventare la categoria con una dotazione di funzioni: conserva gli oggetti essenziali vicini, facilita lo spostamento e porta calore e texture nella sua forma compatta. In un ambito dove ogni aggiunta viene spesso presentata come un miglioramento, la proposta è diversa: forse un oggetto ben progettato ha bisogno solo del necessario per svolgere bene il proprio lavoro.