Wireva

Abbigliamento vivo: la ricerca sui tessuti fungini autoriparanti

Un team di ricerca ha sviluppato un tessuto vivo a base di funghi Cordyceps militaris, capace di autoripararsi, bloccare i raggi UV e cambiare colore. La piattaforma apre la strada a nuovi materiali sostenibili, ma restano da testare resistenza e comfort.

Un gruppo di ricercatori ha messo a punto un tessuto vivo a base di funghi, pensato per dare vita a capi di abbigliamento in grado di autoripararsi e di reagire all'ambiente circostante. Lo studio, pubblicato su Science Advances e firmato da Ke Li e colleghi, descrive una piattaforma per materiali ingegnerizzati viventi (ELM) che potrebbe ridefinire il concetto stesso di tessuto.

Il materiale di partenza è il fungo Cordyceps militaris, coltivato tra strati sottili, a cui sono stati aggiunti microrganismi specifici: il lievito S. cerevisiae, che produce pigmenti, e il fungo A. niger, melanizzato, in grado di bloccare i raggi ultravioletti. Il risultato è un tessuto che non solo può cambiare colore, ma anche proteggere la pelle dai danni del sole e riparare eventuali strappi o danni strutturali in modo autonomo.

L'obiettivo dei ricercatori è duplice: da un lato ridurre l'impatto ambientale dell'industria della moda, tra le più inquinanti al mondo; dall'altro creare indumenti che interagiscano con chi li indossa e con l'ambiente. I tessuti tradizionali, infatti, sono materiali inerti, mentre questa nuova generazione di tessuti è biologicamente attiva e potrebbe adattarsi alle condizioni esterne, come l'intensità della luce o la temperatura.

La ricerca, però, è ancora in una fase preliminare. Gli scienziati non hanno ancora testato aspetti fondamentali come la lavabilità, la resistenza all'abrasione, la traspirabilità e il comfort di chi indossa questi capi. Si tratta quindi di una piattaforma che getta le basi per futuri sviluppi, più che di un prodotto pronto per il mercato.

L'idea di utilizzare funghi per creare tessuti non è del tutto nuova: in passato sono stati sperimentati materiali a base di micelio per sostituti della pelle o imballaggi. Ma l'approccio descritto nello studio va oltre, perché mira a mantenere i microrganismi vivi all'interno del tessuto, rendendolo un vero e proprio organismo funzionante.

Le possibili applicazioni spaziano dall'abbigliamento tecnico per sportivi o lavoratori esposti al sole, a capi di moda che cambiano colore in base all'ambiente o alle preferenze di chi li indossa. In futuro, tessuti di questo tipo potrebbero anche essere programmati per rilasciare sostanze benefiche per la pelle o per monitorare parametri fisiologici.

La strada è ancora lunga, ma la ricerca rappresenta un passo importante verso un abbigliamento più sostenibile e intelligente. Come sottolineano gli autori, la piattaforma è adattabile a diverse applicazioni e colorazioni, e potrebbe essere ulteriormente sviluppata per superare le attuali limitazioni.

Same event, other desks

Story file →