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Nobel per la Fisica 2026 a Francis Halzen per gli studi sui neutrini

L'Accademia Reale Svedese delle Scienze ha assegnato il Premio Nobel per la Fisica 2026 al fisico belga Francis Halzen per il contributo decisivo all'Osservatorio di Neutrini IceCube e per la scoperta dei neutrini ad alta energia di origine astrofisica.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

L'Accademia Reale Svedese delle Scienze ha assegnato il Premio Nobel per la Fisica 2026 a Francis Halzen, fisico belga dell'Università del Wisconsin-Madison, «per il contributo decisivo all'Osservatorio di Neutrini IceCube e per la scoperta dei neutrini ad alta energia di origine astrofisica». La motivazione è stata annunciata a Stoccolma, aprendo ufficialmente la nuova forma di astronomia basata non sulla luce ma sulle particelle più elusive dell'Universo.

Halzen, nato a Tienen, in Belgio, nel 1944, ha gettato le basi di questa disciplina già nel 1988, quando propose di utilizzare il ghiaccio glaciale del Polo Sud come gigantesco rivelatore per intercettare le tracce dei neutrini cosmici. Da quella visione è nato IceCube, l'osservatorio più grande del mondo per lo studio dei neutrini, operativo dal 2010 presso la stazione Amundsen-Scott South Pole in Antartide. La struttura utilizza un intero chilometro cubo di ghiaccio antartico equipaggiato con sensori luminosi, progettati per captare i debolissimi segnali prodotti dalle rarissime interazioni dei neutrini con la materia.

I neutrini sono particelle estremamente difficili da rilevare: attraversano continuamente la Terra e il corpo umano quasi senza interagire. Solo molto raramente un neutrino collide con un nucleo atomico e, quando ciò avviene nel ghiaccio, l'interazione genera un lampo di luce che i sensori di IceCube possono registrare. Per osservare un numero sufficiente di questi eventi è necessario monitorare un volume enorme di materia. Il ghiaccio del Polo Sud offre condizioni particolarmente favorevoli perché è privo di diverse fonti di interferenza e si trova in un'area geologicamente stabile.

Dopo i primi test condotti negli anni successivi alla proposta di Halzen, IceCube è stato progressivamente costruito fino al completamento nel 2011. Poco dopo, il rivelatore ha iniziato a registrare neutrini ad altissima energia e, negli anni successivi, i ricercatori hanno potuto dimostrare che alcune di queste particelle dovevano provenire da sorgenti situate molto al di fuori del Sistema solare. Con IceCube sono stati osservati neutrini ad alta energia circa cento volte più energetici delle particelle accelerate nella macchina più potente del mondo, l'LHC del CERN, provenienti da sorgenti non identificate al di fuori della Galassia.

La carriera di Halzen è stata segnata da un percorso scientifico di primo livello. Cresciuto in Belgio, si è laureato in Fisica all'Università di Lovanio nel 1966. Tra il 1969 e il 1971 ha lavorato come collaboratore scientifico al CERN. Dal 1972 è professore alla University of Wisconsin-Madison e Principal Investigator dei progetti Amanda e IceCube. La sua tenacia e la sua visione scientifica hanno aperto la strada a un nuovo tipo di astronomia, come ha sottolineato Mark Pearce, presidente del Comitato Nobel per la Fisica.

L'importanza della scoperta risiede nella capacità dei neutrini di conservare informazioni sulle regioni in cui sono stati prodotti. A differenza di altre particelle, essi possono raggiungere la Terra senza cambiare direzione o perdere energia, offrendo quindi dati altrimenti impossibili da ottenere. L'Universo contiene acceleratori naturali capaci di produrre particelle con energie fino a un milione di volte superiori a quelle raggiungibili negli acceleratori costruiti sulla Terra. Comprendere che cosa siano queste sorgenti, dove si trovino e quali processi fisici avvengano al loro interno rappresenta una delle grandi sfide dell'astrofisica moderna.

IceCube continua a registrare le interazioni dei neutrini nel ghiaccio antartico. Secondo l'Accademia svedese, queste osservazioni potranno fornire nuove conoscenze sugli ambienti estremi nei quali vengono prodotti neutrini ad alta energia e potrebbero persino rivelare fenomeni cosmici finora sconosciuti. Il riconoscimento a Halzen premia quindi non solo una scoperta, ma l'apertura di una finestra completamente nuova sull'Universo.

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