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Andreas Angelidakis: la playlist dell'artista greco tra studio, memoria e mondi immaginari

L'artista e architetto ateniese Andreas Angelidakis racconta la musica che accompagna la sua pratica creativa, dalle tracce per iniziare in studio ai brani che riportano a luoghi e ricordi. La sua ricerca, tra scultura, installazione e cultura digitale, è stata protagonista alla Biennale di Venezia con Escape Room.

Per Andreas Angelidakis la musica non è un semplice sottofondo, ma una presenza che accompagna ogni fase del lavoro creativo. L'artista e architetto ateniese, la cui pratica si muove tra scultura, installazione, architettura, cultura digitale e mitologia, ha condiviso i brani che scandiscono la sua giornata in studio per la rubrica designboom listens. Le sue scelte offrono una chiave di lettura diversa di un percorso che da anni indaga come costruiamo le realtà, ricordiamo il passato e immaginiamo ciò che verrà.

Formatosi in architettura alla Southern California Institute of Architecture e alla Columbia University, Angelidakis ha esposto e curato progetti a livello internazionale, prendendo parte a documenta 14, alla Chicago Architecture Biennial e, più di recente, alla Biennale Arte di Venezia. L'architettura, però, è solo uno dei linguaggi attraverso cui opera: le sue installazioni, sculture e opere digitali trattano gli edifici come personaggi, le rovine come archivi e la tecnologia come uno spazio in cui possono prendere forma le fantasie collettive.

Il suo progetto più recente, Escape Room per il Padiglione Greco alla 61esima Biennale Arte di Venezia, curato da George Bekirakis, ha trasformato il padiglione in una caverna di Platone contemporanea, interrogandosi su come immagini, storia e realtà costruite plasmino ciò che consideriamo vero. Un lavoro che dialoga con la città di Atene, le sue rovine e le sue contraddizioni, ma guarda con la stessa attenzione ai mondi virtuali, alla cultura pop e ai futuri speculativi.

Alla domanda su quale brano catturi meglio la sua pratica creativa, Angelidakis risponde con «The art of falling apart» dei Soft Cell. Per schiarire l'aria e trovare ispirazione all'inizio di un nuovo progetto sceglie invece Grace Jones con «La Vie en Rose»: «È come bruciare salvia audio in uno spazio, tutto diventa Grace», racconta. Un gesto sonoro che trasforma l'ambiente prima ancora che il lavoro cominci.

La memoria occupa un posto centrale nella sua selezione. «Datura» degli Yerba dell Diablo lo riporta alla FACTORY nightclub nel 1993, un luogo e un'epoca che riemergono intatti all'ascolto. Tra i brani che gli girano in testa in questo momento cita «Venus square Mars», che non è una canzone ma un loop di TikTok, segno di come la cultura digitale contemporanea entri anche nei suoi riferimenti più personali. Per le ore piccole in studio, quando serve una traccia conosciuta a memoria, sceglie «Mono mia fora» di Kostas Makedonas.

Quando il lavoro si blocca e serve una svolta, la scelta cade su «Blue Monday» dei New Order. In questa settimana, invece, sono «Song to the Siren» dei This Mortal Coil a dominare i suoi altoparlanti, influenzando ciò che sta realizzando. Per rallentare e concentrarsi sui dettagli più piccoli e silenziosi indica «Far too Hard» dei Dead or Alive.

La musica, per Angelidakis, è anche una questione di immaginario visivo. Se il pubblico indossasse le cuffie mentre attraversa il suo ultimo lavoro, vorrebbe che ascoltasse «Relax» dei Frankie Goes to Hollywood, l'album intero. La copertina preferita è quella di «Flaunt it» dei Sigue Sigue Sputnik. E il brano che meglio descrive il progetto a cui tiene di più è «I Feel Love» di Klaus Nomi, legato a un'installazione realizzata nella sede del Partito Comunista a Parigi, un progetto per Audemars Piguet Contemporary.

Le immagini del suo studio restituiscono lo stesso universo eclettico: opere, materiali d'archivio e motivi direzionali rossi coprono una parete, mentre una grande scultura a forma di colonna e forme imbottite occupano il centro dello spazio. Su uno scaffale convivono una scultura di piccione e piccoli oggetti grafici; in una vetrina sono raccolti modelli dentali oversize e parti di manichini. Un banco di lavoro improvvisato ospita strumenti, e una borsa rosa è appesa tra attrezzi, materiali e oggetti collezionati.

La playlist di Angelidakis non è dunque un semplice elenco di canzoni, ma un ritratto laterale del suo metodo: la musica come strumento per iniziare, ricordare, sbloccarsi e rallentare. Un modo per entrare nei suoi mondi immaginari prima ancora di vederli.

Same event, other desks

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