Un gruppo di cinque designer ha sviluppato Hypha-Lume, un padiglione modulare adattivo realizzato con componenti in micelio riconfigurabili, sensori, proiezioni e suono. Il progetto, firmato da Darya Holub, Selin Ozasik, Pinak Bhapkar, Nikhil Narendiran e Baskar Bharathwaj Subramanian, trasforma il movimento umano in dati spaziali, dando vita a un sistema responsivo che si adatta alle diverse configurazioni del sito.
La struttura si basa su tre tipologie di moduli con curvature di 20, 40 e 60 gradi. Questi componenti in biomateriale, dalla forma affusolata, si collegano attorno a supporti verticali per garantire stabilità strutturale, permettendo al guscio di essere riassemblato in configurazioni variabili a seconda delle esigenze dello spazio. Di giorno, i leggeri moduli in micelio creano un recinto aperto che bilancia riparo, visibilità e circolazione, con altezze e aperture differenziate che rispondono ai percorsi e ai punti di vista dei visitatori.
Il cuore del progetto è il sistema interattivo integrato. I sensori tracciano i percorsi, le pause e gli assembramenti dei visitatori, convertendo il movimento in tempo reale in pattern luminosi e audio. Di notte, l'illuminazione proietta tracce visive stratificate delle interazioni umane precedenti direttamente sull'involucro dell'edificio. I colori che cambiano registrano la presenza delle persone sulla superficie modulare, mentre la luce calda segue le connessioni tra i moduli, rendendo visibile il sistema interattivo su scala umana.
L'effetto complessivo è quello di un archivio vivente dell'attività collettiva. Le tracce stratificate delle interazioni si accumulano in un campo di colore in movimento, trasformando il padiglione in uno spazio intimo dove la geometria curva della struttura viene evidenziata dalla luce notturna. La struttura aperta espone la superficie texturizzata del micelio, e la luce colorata che viaggia lungo le giunzioni tra i moduli rende l'intero sistema percettibile a chi lo attraversa.
Hypha-Lume rappresenta un esempio di come materiali sostenibili come il micelio possano essere integrati in architetture interattive e riconfigurabili. La combinazione di biomateriali, sensoristica e proiezione luminosa apre scenari per installazioni temporanee, spazi pubblici e ambienti espositivi in cui la presenza umana diventa parte integrante del progetto. Il padiglione non è solo un oggetto statico, ma un sistema che impara e registra l'uso dello spazio, offrendo al contempo un'esperienza visiva e sonora mutevole.
Il progetto è stato presentato attraverso la piattaforma di submission DIY di designboom, che accoglie lavori di progettisti e creativi. La rivista ha curato la pubblicazione del progetto, evidenziando l'approccio innovativo del team nel campo del design rigenerativo e dell'architettura responsiva.