Un drone con esplosivo vicino a un aereo cargo ucraino non è soltanto un episodio di cronaca aeroportuale. A Lipsia/Halle, uno dei principali nodi logistici della Germania, gli investigatori ritengono che un velivolo senza pilota dovesse colpire un Antonov usato per trasporti legati alla difesa. L’innesco non avrebbe funzionato. Nei giorni successivi sono stati trovati altri droni e materiale ritenuto esplosivo di tipo militare.
La Germania non ha attribuito ufficialmente il tentato attacco alla Russia. Fonti della sicurezza tedesca vedono però analogie con precedenti operazioni e, secondo quanto riportato dai media, anche valutazioni dell’intelligence statunitense considerano plausibile il coinvolgimento russo. Mosca nega. È quindi corretto parlare di una pista forte, non di una responsabilità già accertata.
Questa prudenza non cancella il quadro più ampio. Il 18 agosto un tribunale di Stoccarda ha condannato un cittadino ucraino per attività di agente finalizzata al sabotaggio. L’uomo aveva organizzato l’invio dalla Germania all’Ucraina di pacchi con localizzatori GPS per ricostruire i percorsi logistici. Secondo il tribunale, l’operazione era stata avviata da un’entità statale russa non identificata pubblicamente. Altri due imputati sono stati assolti e i giudici non hanno ritenuto provato che fosse già stato concordato uno specifico attentato incendiario.
Il meccanismo ricorda l’inchiesta europea sui pacchi auto-incendiari del 2024. Eurojust ha comunicato nel marzo 2026 che 22 persone in Lituania e Polonia sono sospettate di aver lavorato per l’intelligence militare russa. I pacchi presero fuoco o esplosero in Germania, Polonia e Regno Unito. La forza di un sistema simile è la distanza tra chi ordina e chi esegue: reclutamento remoto, piccoli incarichi e infrastrutture commerciali normali riducono la visibilità dell’organizzazione centrale.
Un’altra variante emerge dalla scoperta di un deposito di armi nei boschi tra Berlino e Brandeburgo. Due pistole e munizioni erano state nascoste in modo professionale. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt ha detto che le armi erano probabilmente destinate ad attacchi. Un sospettato è detenuto in Romania. Le autorità stanno verificando legami con servizi stranieri e i media tedeschi riferiscono che gli investigatori considerano possibile una rete russa. La procura non ha ancora reso pubblica una conclusione definitiva sul mandante.
Anche i dirigenti dell’industria della difesa sono diventati un obiettivo possibile. Fonti della sicurezza tedesca sospettano i servizi russi dietro un piano per uccidere Stefan Thumann, fondatore del produttore di droni Donaustahl. È stato riferito perfino un progetto con agente nervino. Il caso resta però sul piano investigativo: non esiste ancora una sentenza pubblica che stabilisca il mandante.
Nel Baltico, l’incendio in un edificio usato da Milrem Robotics a Tallinn viene indagato come possibile sabotaggio. Tre cittadini lettoni sono stati arrestati. Il servizio di sicurezza lettone indaga anche sull’assistenza a uno Stato straniero; il primo ministro estone ha indicato il possibile coinvolgimento russo come una delle piste, senza dichiararlo accertato.
Il 25 agosto la polizia slovacca ha inoltre sventato un incendio doloso commissionato contro una fabbrica di sistemi aerei senza pilota. Tre stranieri sono stati arrestati e sono stati sequestrati miscela incendiaria, telefoni, una videocamera e un piano disegnato a mano. Il committente non è stato reso noto. Non ci sono elementi pubblici che consentano di attribuire questo episodio alla Russia.
Il Consiglio dell’Unione europea e la NATO descrivono però il contesto strategico in termini molto più netti. L’UE ha condannato a marzo le campagne ibride persistenti e coordinate della Russia e dei suoi intermediari, citando sabotaggi e attacchi alle infrastrutture critiche. La NATO include nella stessa pressione anche atti di violenza, provocazioni alle frontiere, cyberattacchi e interferenze elettroniche.
Per l’Italia il punto riguarda soprattutto la protezione delle catene logistiche e dell’industria che sostiene la sicurezza europea. Porti, aeroporti, corrieri, aziende dual use e produttori della difesa sono collegati in una rete continentale. Difenderla significa riconoscere i modelli di sabotaggio senza trasformare ogni incendio in un’accusa politica. Le prossime conclusioni investigative a Lipsia, Berlino e Tallinn diranno quanto dell’attuale quadro potrà passare dal sospetto alla prova.