Un peluche che non è un orsetto, ma un server rack. Si chiama Bezzy e nasce dalla mente del designer Rajeev Basu, fondatore dello studio newyorkese Basura, insieme al musicista Alan Wilkis, noto anche come Big Data. Il progetto è una satira del mondo dei data center e dell'intelligenza artificiale, presentata attraverso un oggetto apparentemente innocuo: un peluche da abbracciare che, però, emette un ronzio fastidioso, registrato in veri data center degli Stati Uniti.
Bezzy è il pezzo centrale di Adopt A Data Center, una campagna che imita i portali di adozione benefica. Chi visita il sito e clicca su «adopt now» non riceve un certificato, ma una pagina di citazioni e articoli giornalistici che documentano i reclami per il rumore, il consumo di acqua, l'uso del suolo e gli incentivi fiscali che rendono le comunità facili bersagli per gli sviluppatori. Gli adesivi della campagna recitano «Open your heart. And your power grid», mentre lo slogan è «All they ask for is everything».
Il peluche è realizzato a mano negli Stati Uniti in soli 20 esemplari, al prezzo di 99 dollari ciascuno. Il design gioca con l'estetica dei peluche adottivi: fleece grigio sherpa, arti flosci, occhi mobili e un sorriso appena accennato. Il torso, però, è un pannello nero texturizzato con file di punti LED blu, l'iconografia del server rack vestita di pelo. Il cartellino giallo appeso al petto urla «HUG ME FOR EAR PIERCING FOREVER HUM». L'obiettivo è evitare l'aspetto patinato e nuovo, puntando su una qualità vissuta, come un giocattolo trovato in fondo a un cesto dell'usato.
Il ronzio all'interno di Bezzy non è stato registrato in studio. È stato catturato da una donna che vive accanto a un data center in Virginia e consegnato durante la ricerca di Basura, che ha comportato sei mesi di conversazioni con persone in tutti gli Stati Uniti che vivono vicino a queste strutture. La sola Virginia settentrionale ospita oltre 500 data center che gestiscono fino al 70% del traffico internet mondiale, e i residenti presentano da anni reclami per il rumore e la salute con pochi risultati.
Il progetto arriva in un momento di crescente attenzione verso l'impatto ambientale dell'intelligenza artificiale. Un rapporto dell'Università delle Nazioni Unite del 2026 stima che i data center potrebbero consumare 945 terawattora di elettricità all'anno entro il 2030, mentre l'uso dell'acqua legato all'IA potrebbe equivalere al fabbisogno domestico di 1,3 miliardi di persone. Bezzy, con i suoi 20 esemplari, non risolverà nulla di tutto questo, ma è difficile ignorarlo mentre urla.
La collaborazione tra Basu e Wilkis non è casuale. Basu, con il suo studio Basura, ha alle spalle esperienze in Wieden+Kennedy, Spotify e Maximum Effort, dove ha scritto per Ryan Reynolds e Rob McElhenney. I suoi progetti precedenti condividono lo stesso DNA di Bezzy: Hinge Phonebook, un libro a forma di telefono pieno di idee per staccarsi dal telefono, esaurito in 24 ore, e Yerba Madre Dirt Shoes, scarpe che si sgretolano durante una camminata per spargere semi di fiori selvatici. Wilkis, invece, ha avviato il progetto musicale Big Data nel 2012 proprio per commentare come internet estrae e monetizza i dati personali. Bezzy debutta insieme a Big Data 4.0, il primo album di Wilkis in sette anni, e al nuovo singolo «Rabbit Hole».
Il peluche si inserisce in una tendenza più ampia che trasforma oggetti tecnologici in simboli ironici. La satira di Basu e Wilkis non risparmia nessuno: i giganti dell'IA che cercano di rendere le loro creazioni antropomorfe e innocue, mentre nascondono il vero costo ambientale e sociale. Bezzy è un promemoria peloso e fastidioso che, come dicono gli autori, chiede solo tutto.