Emma Corrin ha costruito la sua carriera interpretando donne complesse e fuori dagli schemi, da Lady Diana in «The Crown» a figure teatrali intense. Ma quando si parla di bellezza, l'attrice britannica rivela un approccio altrettanto personale e ragionato, lontano dagli standard patinati delle passerelle. In una conversazione con Who What Wear UK, Corrin ha parlato del suo rapporto con il profumo, la cura della pelle e persino la letteratura, offrendo spunti che intrecciano stile, identità e cultura popolare.
Il titolo dell'intervista nasce da una riflessione tanto ironica quanto acuta: secondo Corrin, Elizabeth Bennet, l'eroina di «Orgoglio e pregiudizio» di Jane Austen, è la «ragazza Miu Miu originale». Un accostamento che unisce il romanticismo ironico e anticonformista della letteratura ottocentesca all'estetica contemporanea del brand italiano, fatto di femminilità irriverente, dettagli inaspettati e una certa idea di eleganza non convenzionale. La dichiarazione è piaciuta ai lettori proprio perché sovrappone due universi apparentemente distanti: il salotto inglese di inizio Ottocento e la passerella di oggi.
La conversazione si sposta poi sui rituali quotidiani. Corrin ha raccontato di preferire una bellezza essenziale, fatta di pochi prodotti scelti con cura, piuttosto che di routine elaborate. Il profumo occupa un posto centrale: non un semplice accessorio, ma uno strumento per definire la propria presenza nello spazio e nella memoria degli altri. Un approccio coerente con la sensibilità di chi lavora con il corpo e l'immagine, e sa quanto la scelta di una fragranza possa diventare parte integrante di un personaggio, dentro e fuori la scena.
Non mancano i riferimenti al primer e alla preparazione della pelle, passaggi tecnici che l'attrice sembra trattare con la stessa attenzione riservata alla costruzione di un ruolo. La cura della base, spiega, è ciò che permette al trucco di durare e di esprimere qualcosa di autentico, invece di limitarsi a coprire. È un'idea di bellezza come struttura, non come maschera: un tema che risuona con il pubblico di Ascensio, attento a un benessere che parte dalla consapevolezza più che dall'esteriorità.
Il legame con la letteratura non è casuale. Corrin ha più volte dimostrato di scegliere progetti che indagano identità fluide, ruoli di genere e trasformazioni personali, temi che attraversano anche il mondo della moda e della bellezza. Citare Jane Austen significa rivendicare un'idea di fascino che non dipende dalla perfezione, ma dall'intelligenza, dall'ironia e dalla capacità di stare fuori dalle regole. È la stessa qualità che oggi molte maison cercano nelle loro muse: personalità capaci di indossare un abito o un profumo senza esserne dominate.
La riflessione si inserisce in un momento in cui il confine tra cultura, spettacolo e industria cosmetica è sempre più sottile. Le celebrità non sono più solo testimonial, ma vere e proprie curatrici di stile, capaci di orientare gusti e tendenze attraverso dichiarazioni apparentemente leggere. Il caso di Corrin lo dimostra: una battuta su un personaggio letterario diventa immediatamente un riferimento estetico, un modo per ripensare la femminilità contemporanea come spazio di libertà e non di conformismo.
Per chi segue le tendenze, la lezione è duplice. Da un lato, la conferma che la bellezza oggi si costruisce attraverso narrazioni e riferimenti culturali, non solo attraverso prodotti. Dall'altro, l'invito a considerare la cura di sé come un linguaggio personale, fatto di scelte anche minime ma coerenti con la propria identità. Che si tratti di un profumo, di un primer o di un personaggio da interpretare, ciò che conta è la capacità di rendere visibile qualcosa di autentico.