Il rischio energia torna al centro dell'economia europea. L'8 settembre il Brent è rimasto vicino a 99 dollari al barile, a un passo dalla soglia dei 100, mentre il gas TTF ad Amsterdam ha toccato 77,13 euro per megawattora, il livello più alto da gennaio 2023. Dietro il movimento c'è soprattutto il premio di rischio legato alle tensioni nello Stretto di Hormuz e alla crisi più ampia in Medio Oriente.
Per l'Italia il punto non è soltanto il prezzo delle materie prime sui mercati internazionali. Petrolio e gas entrano rapidamente nei costi di trasporto, produzione, elettricità e riscaldamento. Se i livelli elevati durassero, l'effetto potrebbe tornare a vedersi sui carburanti e, con tempi diversi, sulle bollette e sui prezzi dei beni più sensibili all'energia.
Il gas europeo ha mostrato la tensione più evidente. I contratti TTF hanno raggiunto un picco di 77,13 euro/MWh e successivamente hanno scambiato intorno a 76,3 euro, con un rialzo del 4%. È un massimo da oltre tre anni e arriva mentre gli operatori stanno lavorando al riempimento degli stoccaggi prima dell'inverno.
La Commissione europea, però, distingue nettamente tra prezzo e disponibilità fisica. L'8 settembre il gruppo di coordinamento sul petrolio ha concluso che nell'UE non c'è al momento un problema di approvvigionamento: produzione delle raffinerie, forniture alternative e scorte commerciali e di emergenza sono considerate sufficienti. Anche sul gas, il 3 settembre, Commissione e Stati membri avevano escluso un rischio immediato di sicurezza delle forniture.
Questa distinzione è importante. Un mercato può essere ben rifornito e allo stesso tempo molto caro. I prezzi incorporano non solo ciò che manca oggi, ma anche il rischio che qualcosa possa mancare domani. Lo Stretto di Hormuz è uno dei passaggi marittimi più sensibili al mondo per i flussi energetici e ogni minaccia alla navigazione si traduce rapidamente in costi assicurativi, premi di rischio e volatilità.
Per le imprese italiane energivore, la durata dello shock conta più del singolo picco giornaliero. Un rialzo di pochi giorni può essere assorbito; settimane o mesi di energia cara possono comprimere margini, spingere nuovi aumenti di prezzo e complicare le decisioni di investimento. Anche la BCE osserva l'energia perché un nuovo impulso inflazionistico rende più difficile il percorso dei tassi.
Per le famiglie il passaggio è meno immediato ma altrettanto concreto. Il petrolio influenza i carburanti e quindi la mobilità, mentre il gas resta un riferimento decisivo per una parte del sistema elettrico europeo. La trasmissione dipende dai contratti, dalle coperture dei fornitori e dalle regole nazionali, quindi il picco TTF non si traduce automaticamente in un aumento identico della bolletta.
L'UE parte da una posizione più resistente rispetto al 2021-2022 grazie a maggiore diversificazione, più capacità di importazione di LNG e domanda più bassa. Ma la Commissione stessa riconosce che il quadro geopolitico può restringere i mercati nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
La soglia dei 100 dollari resta quindi soprattutto un segnale: non certifica una crisi di forniture, ma mostra quanto rapidamente il rischio geopolitico possa tornare nei conti europei. La prossima fase dipenderà dall'evoluzione nello Stretto di Hormuz, dal ritmo degli stoccaggi e dalla capacità del mercato di sostituire eventuali flussi a rischio.