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Russia, un riservista bloccato alla frontiera per decisione dell’ufficio militare

Un 24enne che aveva già svolto il servizio di leva non ha potuto lasciare il Paese dall’aeroporto di Krasnodar. È il primo caso noto al progetto «Идите лесом!», che invita a non parlare ancora di un divieto generale per i riservisti.

Russia’s Digital Draft Controls Reach a Reservist at the Border

Alexey Reznichenko · CC BY-SA 3.0 · rights

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Un cittadino russo di 24 anni, residente nella regione di Rostov e già congedato dal servizio militare obbligatorio, non ha potuto lasciare la Russia dopo una decisione dell’ufficio di reclutamento. Il 2 settembre l’uomo ha tentato di partire dall’aeroporto di Krasnodar. Al controllo passaporti è stato sottoposto a verifiche supplementari e, dopo circa un’ora, gli è stata consegnata una comunicazione ufficiale di limitazione temporanea del diritto di espatrio.

Il caso è stato reso pubblico dal progetto «Идите лесом!», che assiste cittadini russi alle prese con leva, mobilitazione e contratti militari. Secondo il progetto, si tratta del primo episodio noto in cui un uomo già inserito nella riserva è stato effettivamente fermato alla frontiera per una decisione del commissariato militare. La stessa organizzazione avverte però che un singolo episodio non dimostra l’esistenza di un nuovo divieto generalizzato.

L’uomo aveva svolto il servizio di leva nel 2024. Nel novembre 2025, racconta, si era presentato al commissariato dopo una convocazione per aggiornare i dati della registrazione militare. In quell’occasione gli era stato inserito un ordine di mobilitazione. Successivamente, però, quella stessa convocazione è apparsa nel registro elettronico con lo status equivalente a «cittadino non presentato».

Dopo questa registrazione il commissariato avrebbe adottato la misura che impediva l’uscita dal Paese. Il riservista sostiene di non aver visto alcun avviso prima del viaggio e di aver scoperto il blocco soltanto al controllo di frontiera. Dopo il rifiuto ha presentato un reclamo tramite il portale statale Gosuslugi e ha cercato di ottenere un estratto con il numero della decisione.

Il nodo giuridico è rilevante. L’articolo 7.1 della legge russa sugli obblighi militari e l’articolo 15.1 della legge sull’ingresso e l’uscita dalla Federazione Russa prevedono il blocco automatico per i «cittadini soggetti alla chiamata al servizio militare» quando la convocazione viene inserita nel registro. Il testo non stabilisce un divieto automatico generale per tutti coloro che sono già nella riserva.

Un precedente aveva già mostrato un problema simile. Un altro riservista aveva trovato nel registro una misura che vietava l’espatrio, ma il commissariato locale aveva sostenuto che la convocazione fosse un «errore di sistema». In quel caso non era stato possibile verificare un effettivo rifiuto alla frontiera. A Krasnodar, invece, il blocco è stato applicato fisicamente.

Per i giovani ancora soggetti alla leva ordinaria, le restrizioni risultano già più frequenti. Tra i casi seguiti da «Идите лесом!» nella seconda metà di agosto, 73 coscritti hanno tentato di uscire direttamente dalla Russia: 50 ci sono riusciti e 23 no. Alcuni hanno riferito di aver scoperto il divieto soltanto durante il controllo dei documenti. Sono dati raccolti tra le persone che hanno chiesto assistenza e non una statistica nazionale.

Il caso del riservista si inserisce quindi in un sistema di controllo dei movimenti che sta diventando più concreto, ma non prova ancora che Mosca abbia esteso formalmente il divieto a tutta la riserva. La distinzione tra coscritti e riservisti resta centrale anche nel testo della legge.

La prossima verifica sarà pratica: l’esito del reclamo e l’eventuale comparsa di altri casi analoghi. Se le decisioni dei commissariati inizieranno a bloccare sistematicamente anche chi ha già completato la leva, la questione passerà da possibile errore amministrativo a cambiamento sostanziale della prassi.

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