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A Mosca cresce il dibattito sull’opzione nucleare, ma non ci sono segnali di preparativi

Bloomberg riferisce che più funzionari russi considerano possibile, come extrema ratio, l’uso di un’arma nucleare tattica in Ucraina. Al momento non risultano però segnali operativi di un attacco imminente.

El escenario nuclear gana espacio en Moscú, pero no hay señales de preparativos

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Moscow 2012 Victory Day Parade Rehearsal, Topol-M nuclear missile launchers 2, Russia
Ядерный сценарий всё чаще звучит в российской дискуссии о войне
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Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

L’ipotesi di un’escalation nucleare viene presa in considerazione più spesso all’interno dell’apparato russo, secondo Bloomberg. L’agenzia, citando fonti vicine al Cremlino, riferisce che un numero crescente di funzionari ritiene possibile che Vladimir Putin possa, in un caso estremo, valutare l’uso di un’arma nucleare tattica in Ucraina.

Il punto più importante è ciò che il rapporto non dice. Bloomberg precisa che non ci sono segnali che la Russia stia preparando l’impiego di armi nucleari tattiche. Non viene indicato un ordine di Putin, né un passaggio operativo che dimostri una decisione già presa. Si tratta quindi di una valutazione attribuita a fonti anonime sul clima interno al potere russo, non della prova di un attacco pianificato.

La forma di escalation più concreta resta convenzionale. Le stesse fonti sostengono che Mosca stia valutando di intensificare gli attacchi con missili balistici contro Kiev, anche nelle aree centrali, e contro infrastrutture in altre città ucraine. Il Cremlino considererebbe i negoziati in una fase di stallo e vedrebbe nella pressione militare uno dei pochi strumenti rimasti per cercare di raggiungere i propri obiettivi.

Le spinte più radicali non sono nuove. Reuters ha riferito a giugno che nazionalisti e sostenitori della linea dura chiedevano a Putin di abbandonare la diplomazia e allargare la guerra dopo gli attacchi ucraini in profondità sul territorio russo. Alcuni hanno invocato apertamente la possibilità di usare armi nucleari tattiche. Il Cremlino, almeno allora, non aveva accolto le proposte più estreme.

Nel frattempo è cambiata anche la dottrina ufficiale. Nel novembre 2024 Putin ha approvato nuovi Principi fondamentali della politica statale russa sulla deterrenza nucleare. Il documento indica le condizioni in cui Mosca afferma di poter ricorrere alle armi nucleari. È un elemento importante per capire i segnali strategici russi, ma non equivale a un ordine di impiego e non dimostra che la soglia sia già stata superata.

Le capacità russe restano ampie. Il Bulletin of the Atomic Scientists stima per il 2026 circa 4.400 testate nel deposito militare russo, comprese circa 1.800 armi non strategiche. La stessa analisi osserva però che non vi sono indicazioni secondo cui le testate non strategiche siano normalmente mantenute già accoppiate ai sistemi di lancio. Possedere un arsenale e prepararlo per un impiego immediato sono due condizioni diverse.

Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center, considera estremamente basso il rischio di uso di un’arma nucleare tattica. Sul campo di battaglia disperso dell’Ucraina, il vantaggio militare sarebbe limitato, mentre il costo politico e strategico della rottura del tabù nucleare sarebbe enorme. Finché la Russia può aumentare la pressione con missili e droni convenzionali, ha strumenti meno rischiosi a disposizione.

Per l’Italia e gli altri alleati NATO, il rapporto richiede attenzione soprattutto alla dinamica dell’escalation. L’eventuale intensificazione degli attacchi convenzionali contro l’Ucraina è una minaccia più immediata. Il quadro nucleare cambierebbe davvero solo davanti a decisioni e movimenti verificabili, non per il solo fatto che nei circoli di potere russi si discuta più spesso di uno scenario estremo.

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