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Susan Sarandon a Venezia, ruoli persi e sostegno alla Palestina

Alla Mostra con The Echo Chamber, l’attrice dice che le sue posizioni politiche continuano a pesare sul lavoro. Il film di Andrea Pallaoro nasce dall’ultimo progetto di Bernardo Bertolucci.

Сьюзен Серендон у Венеції заявила про втрату ролей через підтримку Палестини

Frypie / Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0 · rights

Susan Sarandon è arrivata alla Mostra di Venezia con un film in concorso e una denuncia sul proprio presente professionale. L’attrice americana ha detto il 6 settembre di continuare a perdere ruoli a causa del suo sostegno pubblico ai palestinesi e ha sostenuto che alcune agenzie sconsigliano ancora di assumerla.

È una ricostruzione fornita dalla stessa Sarandon e non la prova di un boicottaggio coordinato dell’industria. Un precedente concreto, però, esiste. Nel novembre 2023 la UTA smise di rappresentarla dopo alcune dichiarazioni pronunciate durante una manifestazione filo-palestinese. In seguito l’attrice si scusò per quelle parole, definendo la formulazione un grave errore e chiarendo di non voler minimizzare la storia dell’antisemitismo e delle persecuzioni contro gli ebrei.

A Venezia il tema politico si intreccia direttamente con il cinema. Sarandon fa parte del cast di The Echo Chamber, diretto da Andrea Pallaoro e selezionato nel concorso principale della 83ª Mostra. Con lei recitano Luca Marinelli e Alicia Vikander. La sceneggiatura porta i nomi di Bernardo Bertolucci, Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi ed è legata all’ultimo progetto cinematografico su cui Bertolucci aveva lavorato.

Nel film Sarandon interpreta Ava, una cantante affermata che tenta di tornare alla musica. È un ruolo che, inevitabilmente, assume un significato ulteriore mentre l’attrice racconta le difficoltà incontrate negli Stati Uniti. Sarandon ha detto di sentirsi più accolta nel cinema internazionale e ha ringraziato Pallaoro per averla voluta nel progetto.

Per il pubblico italiano, The Echo Chamber ha anche una traiettoria immediata fuori dal Lido. L’uscita nelle sale è prevista per il 10 settembre. Il film resta inoltre in corsa per il Leone d’Oro, che sarà assegnato il 12 settembre insieme agli altri premi della Mostra.

Il ritorno di Sarandon in un progetto italiano di primo piano non cancella la frattura con una parte dell’industria americana che lei descrive. Al contrario, la rende più visibile. L’attrice sostiene che le sue posizioni sulla Palestina abbiano avuto un costo concreto, mentre un regista europeo le affida un personaggio centrale in un film nato dall’eredità creativa di Bertolucci.

La carriera di Sarandon, vincitrice dell’Oscar per Dead Man Walking e protagonista di titoli come Thelma & Louise, ha attraversato decenni di cinema americano. Proprio per questo il suo racconto non riguarda soltanto la sorte di una singola parte. Tocca il rapporto tra identità pubblica, impegno politico e accesso al lavoro in un settore in cui le decisioni di casting vengono prese quasi sempre lontano dagli occhi del pubblico.

Il dato da tenere fermo è la distinzione tra ciò che è documentato e ciò che resta una sua accusa: la rottura con UTA nel 2023 è un fatto pubblico; le recenti rinunce a ingaggi per ragioni politiche sono descritte da Sarandon ma non sono state rese trasparenti dai soggetti coinvolti.

Nei prossimi giorni, intanto, l’attenzione tornerà al film. La risposta della giuria veneziana e del pubblico italiano dirà se The Echo Chamber riuscirà a trasformare il rumore della conferenza stampa in un percorso autonomo. Per Sarandon, il Lido è già diventato il luogo in cui un nuovo ruolo e una vecchia battaglia pubblica sono tornati a occupare la stessa scena.

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