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Yinka Ilori porta Chairman a Islington: le sedie usate diventano memoria collettiva

Il designer britannico-nigeriano Yinka Ilori riporta a Islington, nel nord di Londra, dieci anni di lavoro sulle sedie con la mostra Chairman al Walter Sickert Community Centre, dal 14 al 16 ottobre 2026, durante Frieze London e il Black History Month. Un libro omonimo è previsto per l'autunno 2026.

Il designer britannico-nigeriano Yinka Ilori riporta a Islington, nel nord di Londra, dieci anni di lavoro dedicati alle sedie. La mostra s'intitola Chairman e si tiene al Walter Sickert Community Centre dal 14 al 16 ottobre 2026, in concomitanza con Frieze London e con il Black History Month del Regno Unito. Il progetto riporta nel quartiere dove Ilori è cresciuto un corpus di opere nate proprio da quel contesto, dai suoi abitanti e dalle culture che lo attraversano.

Al centro della ricerca di Ilori c'è un oggetto quotidiano che di solito non si guarda due volte: la sedia. L'artista non la tratta come un semplice arredo funzionale o come un pezzo da collezione, ma come un contenitore di memoria e identità. Il suo interesse è nato da un episodio preciso, una sedia abbandonata vista dal finestrino di un autobus londinese, mentre stava per essere buttata via. Da quel momento ha iniziato a osservare tutti i mobili lasciati sulle strade, gli oggetti di cui le persone non vogliono più nulla, e a chiedersi che cosa potessero diventare.

Da quell'impulso è nata una pratica che consiste nel collezionare e trasformare sedie esistenti attraverso il colore e la decorazione. Ilori interviene sulle forme familiari senza cancellarne la storia: le sedie restano riconoscibili, ma acquistano una nuova identità. È un gesto che invita a fermarsi e a porsi domande semplici e insieme profonde. Chi si è seduto su questa sedia? Qual è la sua storia? Dove è stata? Perché qualcuno l'ha lasciata andare? Sono le domande che, secondo il designer, stanno all'origine del suo interesse per la raccolta e la realizzazione di sedie.

Per Ilori la sedia appartiene a un vocabolario condiviso dell'esperienza quotidiana. È l'oggetto attorno a cui si riunisce la famiglia a tavola, quello su cui ci si siede dal barbiere, quello che si occupa in aula a scuola. Proprio questa familiarità la rende speciale: può sembrare un oggetto ordinario, ma custodisce memoria, significato ed emozione. Ed è anche il motivo per cui il pubblico può entrare in relazione con il suo lavoro senza alcuna competenza specifica nel design. Basta portare con sé le proprie esperienze, e da lì comincia il racconto.

Il progetto non si esaurisce nella mostra. Nell'autunno 2026 è prevista la pubblicazione di Chairman, il primo libro di Ilori, edito da ORO Editions. Il volume ripercorre più di un decennio di lavoro sulle sedie attraverso fotografie, materiali d'archivio, documentazione di studio, saggi e interviste. Esplora anche il modo in cui l'eredità britannico-nigeriana e l'infanzia londinese dell'autore hanno plasmato il suo approccio al mobile, e come il pubblico porti le proprie esperienze agli oggetti che incontra.

Le sedie di Ilori nascono dai ricordi di una casa nigeriana a Islington, ma l'artista lascia deliberatamente spazio ad altre storie. Mentre lui può pensare alla propria infanzia, qualcun altro può vedere una sedia e pensare alla casa dei nonni o alle cene di famiglia. È un equilibrio tra il personale e il non prescrittivo: raccontare la propria storia attraverso il lavoro, lasciando però margine sufficiente perché chi guarda possa trovarvi la propria.

Portare la mostra a Islington dà al progetto un legame diretto con il quartiere. Al Walter Sickert Community Centre le sedie tornano nella comunità che ha contribuito a formare la pratica dell'artista, offrendo ai residenti l'occasione di riconnettersi all'opera attraverso i propri ricordi. La scelta della sede riflette anche una convinzione precisa: l'arte deve essere accessibile anche fuori dai musei e dalle gallerie. Per Ilori significa molto riportare Chairman a Islington, perché è lì che ha avuto inizio gran parte della sua storia. Crescendo nel nord di Londra è stato circondato da persone, culture, edifici e modi di vivere diversi, elementi che si assorbono da giovani anche senza rendersene conto e che restano.

Il centro comunitario, spiega, è un contesto coerente con le intenzioni sociali delle sue sedie. Gli piace l'idea che qualcuno cresciuto dietro l'angolo possa entrare, vedere una sedia e ricordare un proprio momento. Per lui il quartiere è un deposito di sapere culturale, e le sue storie meritano riconoscimento anche fuori dalle strutture convenzionali. Il Walter Sickert Community Centre, dice, è più grande di qualsiasi istituzione tradizionale: chi vive qui ha tanta storia e tanta connessione che la comunità è già un museo, e i suoi abitanti sono reperti che camminano. Da qui la volontà di decostruire l'idea che per essere visti si debba esporre in quei luoghi, e di portare l'arte alle persone, riconoscendo che non tutti possono andare in un museo o in una galleria.

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