Il Kordofan è diventato una delle aree decisive per capire dove sta andando la guerra in Sudan. Mentre in alcune regioni aumentano i rientri delle famiglie sfollate, attorno a El Obeid e nel Kordofan meridionale cresce la pressione di combattimenti, droni e difficoltà di accesso per gli aiuti. Il bilancio umanitario nazionale resta enorme.
Il 30 agosto un attacco aereo ha colpito due camion del World Food Programme fuori da Dilling, nel Kordofan meridionale. I mezzi erano chiaramente contrassegnati e trasportavano cibo verso Kadugli. Sono andate distrutte più di 50 tonnellate di alimenti, sufficienti a sostenere 5.800 persone per un mese. Il WFP ha dichiarato che dall’inizio del 2026 otto attacchi aerei hanno danneggiato sue strutture o interrotto le operazioni.
L’episodio mostra quanto sia fragile la catena logistica in una crisi in cui circa 19,5 milioni di persone hanno affrontato livelli di fame acuta pari o superiori alla fase IPC 3. Per la stagione di magra tra giugno e settembre, le proiezioni indicavano fino a 200.000 persone in condizioni di Catastrophe, fase IPC 5. Il rischio di carestia è stato individuato in 14 aree fino a settembre e in 13 aree anche nel periodo successivo al raccolto, fino a gennaio 2027.
A questa emergenza si somma lo sfollamento. IOM stimava a luglio 8,62 milioni di sfollati interni e quasi 4,93 milioni di persone rientrate. Il numero degli sfollati era inferiore del 26% circa rispetto al picco, segno che in alcune zone la situazione consente il ritorno. Ma il 55% degli sfollati è composto da bambini, e tornare non significa ritrovare servizi funzionanti.
UNHCR offre un’altra misura del fenomeno: al 24 agosto registrava oltre 11,29 milioni di persone costrette a lasciare casa per la crisi, considerando sia gli spostamenti interni legati al conflitto sia quelli oltre confine. Le diverse metodologie servono a leggere un sistema di movimenti complesso, non a stabilire un unico numero assoluto.
La situazione sanitaria resta critica. L’OMS ha riferito in aprile che il 37% delle strutture sanitarie non funzionava e che circa 21 milioni di persone non avevano accesso ai servizi necessari. Dal 15 aprile 2023 erano stati verificati 217 attacchi contro la sanità. All’inizio di settembre è partita una campagna di vaccinazione contro il colera in aree di Darfur e Kordofan occidentale, con un obiettivo di circa 928.000 persone.
I bambini pagano un prezzo particolarmente alto. UNICEF ha registrato almeno 330 bambini uccisi o feriti nei primi sei mesi del 2026. Darfur e Kordofan hanno avuto i livelli più elevati. Nel solo Kordofan settentrionale, alla fine di luglio risultavano almeno 23 bambini uccisi e 25 feriti in circa due mesi di intensificazione dei combattimenti attorno a El Obeid.
Il sistema degli aiuti riesce ancora a raggiungere numeri importanti: WFP assiste più di quattro milioni di persone al mese e UNICEF, nel solo luglio, ha sottoposto 1,43 milioni di bambini a screening per la malnutrizione acuta. Ma il finanziamento non segue la domanda. A fine luglio mancava ancora il 63% delle risorse richieste dall’appello UNICEF.
Nei prossimi mesi, la traiettoria della crisi dipenderà soprattutto dalla sicurezza delle strade e dei convogli verso il Kordofan. Se l’accesso resta intermittente, ogni nuova offensiva può trasformare rapidamente una zona già fragile in un nuovo centro di fame e sfollamento, anche mentre altrove le famiglie provano a tornare a casa.