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Amsterdam Fashion Week 2026 trasforma la città in un palcoscenico diffuso

Dal 1 al 5 settembre 2026, Amsterdam Fashion Week ha portato oltre 40 eventi tra musei, mulini e supermercati, unendo moda, design e performance.

Amsterdam Fashion Week è tornata dal 1 al 5 settembre 2026 trasformando l'intera città in un palcoscenico diffuso. Oltre 40 tra sfilate, presentazioni, mostre, talk e workshop hanno animato musei, edifici storici, negozi e persino un supermercato, confermando la vocazione della manifestazione a superare i confini tradizionali della passerella. L'edizione ha riunito giovani talenti e nomi affermati, entrando nella seconda fase della partnership con Copenhagen Fashion Week, il cui quadro di Sustainability Requirements verrà integrato nel processo di selezione a partire dal settembre 2027.

Il programma si è aperto con una cena-evento che ha messo in dialogo moda, design materico e spaziale. Centotrenta ospiti sono stati accolti in una monumentale casa sul canale di Kloveniersburgwal, dove la designer Sabine Marcelis ha collaborato con l'azienda di pietra naturale SolidNature. Marcelis ha creato portacandele in pietra su misura lungo i tavoli comuni, accompagnati da tende traslucide e luci soffuse, trasformando la cena stessa in un'installazione curata nei minimi dettagli. Un avvio che ha subito dichiarato i confini volutamente porosi tra abito, oggetto, interno ed esperienza.

Diversi designer hanno guardato all'identità olandese con sguardo affettuoso e ironico. Al monumentale mulino Molen van West, Ruben Jurriën ha presentato la collezione «Maak Nederland weer Gezellig!», mescolando ricami, disegni a fumetti, denim oversize, zoccoli olandesi reinterpretati e la ricorrente figura di Toetie, un peluche d'infanzia trasformato in supereroe. L'approccio ha affrontato i simboli nazionali con umorismo, interrogandosi sul significato attuale di concetti come gentilezza e familiarità. The New Originals ha invece trasformato l'Nxt Museum in un luogo di incontro per «Home Is Where the Heart Is», una presentazione realizzata con il filmmaker Ebeneza Blanche che ha unito streetwear, musica dal vivo, performance e film, raccontando storie di migrazione, famiglia e appartenenza legate alla comunità del marchio.

Altre proposte hanno esplorato stati di presenza meno tangibili. Youngjin Choe, con il suo label Jinchoe, è tornato nel passaggio del Rijksmuseum dopo la vittoria del premio Lichting nel 2025, presentando «Shadow Stepping», un'indagine su distruzione e ricostruzione. Capispalla neri e densi, strati esagerati, pannelli spostati e volti ostruiti lasciavano gradualmente spazio a colori terrosi e al bianco, dando forma fisica all'idea di portare l'oscurità con sé piuttosto che cancellarla. DEFIJTER&VANBRUGGEN ha invece guardato al flâneur ottocentesco con «De Belofte van Buiten»: tailoring esagerato e silhouette scultoree abitavano una scena piena di mobili, lampioni e oggetti domestici, dove le modelle finivano per sedersi, leggere e osservare il pubblico, rendendo la presenza fisica parte della performance.

L'esempio più chiaro della volontà di fondere la moda con la vita quotidiana è arrivato da Camiel Fortgens, che ha allestito la sua sfilata SS27 all'interno di un supermercato Albert Heijn a Stadionplein, dopo l'orario di chiusura. Le modelle spingevano carrelli e portavano cestini tra gli scaffali di formaggi, surgelati e bibite, mentre i dipendenti continuavano a sistemare la merce. In questo scenario volutamente ordinario, il vocabolario di Fortgens fatto di camicie di cotone, denim, bomber e capispalla a strati rivelava cuciture esposte, orli grezzi e costruzioni invertite. L'intervento è apparso quasi invisibile: anziché trasformare il supermercato in una fantasia, gli abiti assorbivano i gesti, le ripetizioni e le piccole imperfezioni dell'uso quotidiano.

La passerella è diventata più apertamente simbolica con ULKUHANBATUHAN, il cui «Mens, erger je niet» ha trasformato il noto gioco da tavolo olandese in un sistema di regole diseguali. I designer Ülkühan Akgül e Batuhan Demir hanno trattato le modelle come pedine su una scacchiera immaginaria, usando proporzioni distorte, cappelli scultorei, spazzole per scale mobili riciclate, strutture in legno e capi coperti di campanelli per parlare di pazienza, conformismo e punti di partenza ineguali. Attraverso queste sperimentazioni, Amsterdam Fashion Week ha suggerito che la passerella più interessante potrebbe non assomigliare più a una passerella: dal corridoio di un supermercato a un mulino, da un museo a un interno domestico, la città è diventata un laboratorio per capire come la moda possa comunicare attraverso spazio, performance, materiale ed esperienza collettiva.

Same event, other desks

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