Wireva

Il rugby ricorda Aramburu mentre a Parigi inizia il processo

L’ex Puma aveva 22 presenze con l’Argentina e una lunga carriera in Francia. Ora la corte d’assise giudica la sparatoria che lo uccise nel 2022.

Parijse jury buigt zich over dood van Federico Aramburu

Photo : Fernando Losada Rodríguez / Wikimedia Commons — CC BY-SA 4.0 · CC BY-SA 4.0 · rights

Federico Martín Aramburu torna al centro dell’attenzione del rugby internazionale non per una partita, ma per il processo aperto lunedì 7 settembre a Parigi sulla sua morte. L’ex nazionale argentino, 22 presenze con i Pumas e una lunga carriera nei club francesi, fu ucciso a 42 anni sul boulevard Saint-Germain il 19 marzo 2022.

La vigilia del processo ha mostrato quanto il suo nome sia ancora presente nel mondo ovale. Prima della partita contro l’Australia, i giocatori dell’Argentina hanno indossato durante il riscaldamento magliette nere con la scritta «Justicia por Fede». L’Unione argentina di rugby ha espresso pubblicamente sostegno alla richiesta di giustizia. È un gesto che riporta la vicenda alla sua dimensione umana: Aramburu era stato compagno di squadra, avversario e figura conosciuta in Francia, dove aveva giocato tra l’altro per Biarritz e Perpignan.

Davanti alla corte d’assise di Parigi compaiono quattro imputati. Loïk Le Priol, 32 anni, è accusato di «assassinat», cioè omicidio con premeditazione secondo la qualificazione francese. Romain Bouvier, 35 anni, è giudicato per tentato assassinio. Lyson Rochemir, 29 anni, che guidava l’auto comparsa nella fase successiva alla prima rissa, è anch’essa giudicata per tentato assassinio. Antony Sorrentino, 37 anni, è accusato di avere aiutato Bouvier a sottrarsi alle ricerche.

La notte iniziò al café Mabillon, nel cuore di Saint-Germain-des-Prés. Aramburu era con Shaun Hegarty, ex rugbista, amico e socio. I due erano a Parigi per assistere a Francia-Inghilterra del Sei Nazioni. Un alterco con Le Priol e Bouvier degenerò in una rissa, poi interrotta dal personale del locale. I due ex giocatori si allontanarono, ma la vicenda non finì lì.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, le immagini di videosorveglianza mostrano Bouvier raggiungere Aramburu e sparare per primo. Circa quarantacinque secondi dopo sarebbe arrivato Le Priol, che esplose altri sei colpi. Aramburu fu colpito da sei proiettili sparati da due armi e morì sul posto.

Il punto decisivo del processo sarà capire se quella seconda fase fu cercata e preparata. Le Priol e Bouvier riconoscono di avere sparato, ma negano l’intenzione di uccidere e la premeditazione. Le Priol ha sostenuto durante l’inchiesta di avere reagito per difendersi e ha richiamato un disturbo da stress post-traumatico legato agli anni trascorsi nei commandos della Marina.

Per il pubblico sportivo, la distanza tra una carriera e una vicenda giudiziaria così grave è difficile da ricomporre. Il processo non riguarda ciò che Aramburu rappresentava in campo, ma il suo percorso spiega perché la sua morte abbia avuto una risonanza particolare. Aveva vestito 22 volte la maglia dell’Argentina e aveva legato una parte importante della propria vita alla Francia. Era sposato e padre di tre figli.

Entrambi i principali imputati hanno inoltre avuto legami con il GUD, ambiente dell’ultradestra francese. Questo passato ha dato al caso un’eco politica, ma per i giurati conterà soprattutto il rapporto concreto fra ciò che accadde al bar, gli spostamenti successivi, le armi e i colpi esplosi sul boulevard.

Il processo dovrebbe concludersi il 25 settembre. Per il rugby, quelle settimane saranno anche un confronto con una ferita rimasta aperta. Il ricordo espresso dai Pumas non anticipa il verdetto e non sostituisce il lavoro della corte; mostra però perché, a distanza di quattro anni, la vicenda di Aramburu continui a essere sentita come propria da una comunità sportiva che lo aveva conosciuto sui campi e nella vita dopo il ritiro.

Same event, other desks

Story file →