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Perché l’asilo in Europa si concentra tra Mediterraneo e Germania

Le rotte di primo ingresso, le reti familiari e le regole di Dublino spiegano una geografia molto più complessa del semplice contrasto tra Sud e Nord. La Svizzera, in particolare, non è affatto fuori dalla mappa dell’asilo.

Europe’s asylum map is shaped by routes, rules and networks

Irish Defence Forces · CC BY 2.0 · rights

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Dire che i rifugiati provenienti dal Medio Oriente si stabiliscono nel Sud Europa, in Francia e in Germania ma non in Svizzera o nei Paesi nordici è una semplificazione che i dati più recenti non confermano. La mappa europea dell’asilo è molto diseguale, ma non segue una linea netta da sud a nord. Soprattutto, bisogna distinguere il luogo in cui una persona entra in Europa dal Paese in cui presenta domanda o prova a costruire una vita.

Nel 2025 i Paesi EU+ hanno ricevuto circa 822 mila domande di protezione internazionale. Germania, Francia, Spagna, Italia e Grecia da sole ne hanno raccolto l’80%. La Germania è rimasta al primo posto con 163 mila domande, seguita dalla Francia con 152 mila, dalla Spagna con 143 mila e dall’Italia con 134 mila. Questi numeri spiegano perché il dibattito pubblico si concentri su pochi grandi Paesi, ma non dicono ancora perché le persone arrivino proprio lì.

Per l’Italia e la Grecia pesa anzitutto la geografia. Il Mediterraneo centrale è rimasto nel 2025 la rotta irregolare più attiva verso l’Europa. In Sud Italia sono sbarcate circa 66.300 persone. Essere un Paese di sbarco, però, non significa automaticamente diventare il punto finale del viaggio. Per molti migranti e richiedenti asilo la penisola italiana è anche una porta d’ingresso verso reti familiari, comunità e opportunità presenti più a nord.

La composizione delle domande mostra quanto sia fuorviante parlare di un unico flusso “mediorientale”. Nel 2025 afghani, siriani e cittadini turchi hanno presentato con particolare frequenza domanda in Germania. In Italia, invece, tra le nazionalità più concentrate figuravano bangladesi, egiziani e peruviani. In Spagna pesavano soprattutto venezuelani e maliani. La Francia aveva un profilo ancora diverso, con forti componenti congolesi, haitiane, afghane e sudanesi. Le rotte, quindi, si sovrappongono ma non coincidono.

La Germania esercita un’attrazione particolare perché dispone di reti già molto grandi. All’inizio del 2026 vivevano nel Paese circa 936 mila cittadini siriani, 450 mila afghani e 254 mila iracheni. Per chi arriva, avere parenti, amici, una comunità linguistica o persone in grado di spiegare come trovare casa, lavoro, scuola e assistenza può contare più di una differenza astratta nei tassi di riconoscimento. L’agenzia europea per l’asilo indica proprio diaspora, legami familiari e culturali, infrastruttura dei viaggi e opportunità economiche tra i principali fattori che influenzano la scelta della destinazione.

La Svizzera è il caso che più chiaramente smentisce l’idea di un Paese “evitato”. Nel 2025 ha registrato 25.781 domande d’asilo. È un numero molto inferiore a quello tedesco, ma rapportato alla popolazione equivale a circa 2,8 domande ogni mille abitanti, sopra la media europea di 1,8 e vicino ai livelli di Spagna e Belgio. Tra i principali gruppi in Svizzera figuravano afghani, turchi, siriani e iracheni. Il Segretariato di Stato della migrazione osserva allo stesso tempo che, rispetto a Germania, Francia o Regno Unito, la Confederazione è meno importante come destinazione finale e più spesso svolge un ruolo di transito. Le due cose possono essere vere insieme: meno domande in valore assoluto, ma una pressione non bassa in rapporto alla popolazione.

Anche il Nord non è un blocco uniforme. La Svezia ha ricevuto circa 6.700 domande nel 2025, il livello più basso del secolo, e la Finlandia 2.549. Ma in entrambi i Paesi figuravano ancora tra i principali richiedenti cittadini di Afghanistan, Siria o Iraq. Nel caso svedese il calo è legato sia alla diminuzione generale delle domande in Europa sia a cambiamenti delle regole nazionali. A ciò si aggiunge un fatto geografico: raggiungere la Scandinavia da una rotta mediterranea significa normalmente attraversare altri Stati europei dove la persona può essere registrata.

Dal 12 giugno 2026 il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo rafforza proprio questo principio. Chi chiede protezione deve farlo, in linea generale, nello Stato di primo ingresso; sono previste procedure più rapide per i movimenti secondari non autorizzati, pur restando centrali i criteri legati alla famiglia, ai visti e ai permessi di soggiorno. Anche la Svizzera, associata a Schengen e Dublino, applica le parti della riforma che riguardano la responsabilità tra Stati.

La geografia futura dipenderà quindi da tre forze che si muovono insieme: le rotte disponibili, le regole che determinano lo Stato responsabile e le reti sociali già esistenti. Nel 2025, inoltre, le domande siriane in EU+ sono crollate di circa il 72% dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad. È un promemoria utile: la mappa dell’asilo non è stabile. Può cambiare rapidamente quando mutano le condizioni nei Paesi d’origine, le frontiere o le comunità che orientano i viaggi.

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