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Stella McCartney sfila a Parigi senza lana e celebra la vita marina

La stilista britannica presenta una collezione oceanica con alternative alla lana, tra cui Brewed Protein di Spiber, e riporta i diritti animali al centro della settimana della moda parigina.

Stella McCartney ha portato in passerella a Parigi una collezione interamente senza lana, trasformando la questione dei diritti animali in un tema centrale della settimana della moda. Dopo la sfilata, la stilista britannica ha dichiarato con orgoglio che quest'anno non c'è lana sulle passerelle delle sue collezioni, un gesto coerente con trent'anni di impegno sul tema.

Il messaggio scelto per la stagione è «sea life, not sea food», un gioco di parole che invita a guardare agli oceani come a un ecosistema da proteggere e non come a una risorsa da sfruttare. La collezione si ispira alla vita marina e porta in scena tessuti e lavorazioni che evocano il mare, senza ricorrere a materiali di origine animale. La sfilata parigina diventa così una dichiarazione di stile e di principi, in linea con la filosofia del marchio.

Il tema della crudeltà nella produzione della lana, fino a poco tempo fa considerato di nicchia rispetto al dibattito sulla pelliccia, è tornato prepotentemente all'attenzione pubblica. A riaccendere i riflettori è stata la protesta di un'attivista di Peta durante una sfilata, trattenuta fisicamente da Steven Kolb, presidente dell'organismo che governa la New York Fashion Week. L'episodio ha riportato il tema delle condizioni degli animali negli allevamenti da lana sulle prime pagine, proprio mentre McCartney presentava la sua collezione senza lana.

Da anni la stilista lavora a materiali alternativi. Tra questi c'è Brewed Protein, una fibra fermentata sviluppata con l'azienda biotech giapponese Spiber come sostituto del cashmere e della lana. Introdotta nelle collezioni di McCartney un anno fa, la fibra rappresenta una delle soluzioni più innovative per chi vuole coniugare ricerca estetica e rispetto degli animali. La sua presenza in passerella conferma che l'alternativa non è più un esperimento isolato, ma una scelta produttiva concreta.

La sfilata parigina arriva in un momento in cui il dibattito sulla sostenibilità nel fashion system si fa più acceso. Le dichiarazioni della stilista, che ha ricordato come «la gentilezza richieda un vero lavoro», sottolineano quanto l'innovazione sui materiali richieda investimenti, ricerca e tempo. Non si tratta di una semplice etichetta, ma di un percorso che coinvolge filiere, aziende biotech e scelte di design.

Per McCartney, che da trent'anni porta avanti questa battaglia spesso in solitudine, la stagione parigina segna un cambio di passo: il tema non è più marginale, ma entra nel cuore del calendario delle sfilate. La sua collezione oceanica e l'addio alla lana dimostrano che la moda può raccontare il mare senza sfruttarlo, trasformando la passerella in uno spazio di riflessione sul rapporto tra abito, natura e responsabilità.

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