Organizzare un trekking con l’intelligenza artificiale è diventato facilissimo: basta chiedere un itinerario, una stima dei tempi e una lista di cosa mettere nello zaino. La montagna, però, non segue una tabella. Sul Mount Shasta, in California, tre giovani escursionisti lo hanno scoperto nel modo più difficile, quando una salita prevista in otto ore si è trasformata in una notte forzata in un canyon e in un intervento di soccorso.
I tre, tutti inesperti e provenienti da Roseville, hanno raggiunto la zona della Clear Creek Route il 29 agosto. Hanno allestito un campo base a circa 2.560 metri e sono partiti verso la vetta alle 3 del mattino del giorno successivo con zaini da giornata e provviste pensate per un’escursione relativamente breve.
Il ritmo è stato molto più lento del previsto. Sul Mount Shasta le indicazioni locali raccomandano di rinunciare alla vetta e tornare indietro intorno a mezzogiorno se non si è ancora arrivati in cima. Non è una regola formale, ma una misura di sicurezza: il tempo necessario per scendere è lungo e l’oscurità rende l’orientamento molto più complicato.
Il gruppo ha continuato e ha raggiunto la vetta solo verso le 19. È iniziata così una discesa al buio. Circa un’ora dopo, gli escursionisti hanno contattato la centrale dello sceriffo della contea di Siskiyou per chiedere indicazioni. In seguito hanno perso la Clear Creek Route e sono finiti nel Mud Creek Canyon.
Uno dei tre è caduto e si è ferito a un ginocchio. Impossibilitati a proseguire normalmente, hanno trascorso la notte nel ripido drenaggio con riparo e risorse limitati. La mattina successiva sono stati raggiunti dai ranger specializzati del U.S. Forest Service, con l’appoggio dei volontari del soccorso locale. Tutti sono poi rientrati al punto di partenza.
Dopo il salvataggio, i tre hanno spiegato di essersi affidati molto all’intelligenza artificiale per il percorso e per decidere cosa portare. L’ufficio dello sceriffo ha definito questa scelta un errore critico, sottolineando che le quantità consigliate di cibo e acqua erano insufficienti quando le otto ore previste sono diventate un’emergenza di più giorni.
Per chi ama viaggiare e camminare, la parte più utile della storia è il confronto con le indicazioni ufficiali. La Clear Creek Route è considerata la via non tecnica più semplice per salire sul Mount Shasta, ma resta una giornata molto lunga e richiede attenzione costante alla direzione. Uscire dal percorso può portare verso terreni più ripidi, ghiacciai e zone esposte a caduta di rocce.
L’Avalanche Center locale consiglia di fissare prima della partenza un orario limite per tornare indietro, di controllare spesso la posizione e di avere più di un sistema di navigazione. Sottolinea inoltre che per molte persone la salita è più sensata se organizzata in due o tre giorni.
Una buona pianificazione di viaggio dovrebbe quindi usare l’intelligenza artificiale come un primo taccuino, non come una guida definitiva. Prima di un trekking impegnativo conviene verificare le condizioni con i ranger, aggiungere margine a cibo e acqua, portare uno strato caldo e un minimo di equipaggiamento d’emergenza, e prevedere cosa fare se il telefono smette di funzionare.
Il programma perfetto non è quello che porta per forza in vetta. È quello che lascia abbastanza spazio per cambiare idea quando la realtà del sentiero dice che è il momento di tornare indietro.