Grigory Mikhnov-Vaytenko compie 59 anni il 3 settembre. È un sacerdote russo, difensore dei diritti umani e primate della Chiesa ortodossa apostolica. Dal 2024 figura inoltre nel registro russo degli «agenti stranieri». Ma la sua storia pubblica non si comprende attraverso una sola di queste definizioni.
Nato a Mosca il 3 settembre 1967, Mikhnov-Vaytenko ha lavorato per anni nel settore televisivo prima di entrare nel ministero ordinato. Fu battezzato nel 1985 nell’ambiente della comunità legata a padre Aleksandr Men. Nel 2008 ricevette l’ordinazione diaconale e nel 2009 quella sacerdotale nella Chiesa ortodossa russa.
Il conflitto iniziato in Ucraina nel 2014 segnò la rottura con quel percorso istituzionale. Mikhnov-Vaytenko si espresse pubblicamente contro la partecipazione volontaria a una guerra che considerava fratricida e chiese di lasciare il servizio attivo del Patriarcato di Mosca. Nel 2015 passò alla Chiesa ortodossa apostolica, dove fu consacrato vescovo.
Il 29 aprile 2023 un concilio straordinario lo elesse all’unanimità primate della Chiesa. La stessa organizzazione lo indica come responsabile dell’arcidiocesi euro-asiatica con sede a San Pietroburgo.
La parte più concreta del suo lavoro recente nasce però dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel febbraio 2022. A San Pietroburgo iniziarono ad arrivare persone sfollate dai territori colpiti dalla guerra. Servivano documenti, cure mediche, biglietti, trasporti, alloggi temporanei e informazioni affidabili per proseguire il viaggio.
Presso la comunità locale venne organizzato un Centro di assistenza ai rifugiati e agli sfollati. La rete coinvolse volontari, medici, avvocati e autisti. Alcuni ucraini volevano lasciare la Russia e raggiungere l’Unione europea, altri restavano nel Paese, altri ancora cercavano di ricongiungersi con familiari o di tornare indietro.
Mikhnov-Vaytenko ha spiegato che il principio del centro era chiedere innanzitutto alla persona cosa volesse fare. Non spettava ai volontari decidere la destinazione giusta, ma rendere possibile una scelta già presa da chi chiedeva aiuto.
In un’intervista del 2024 disse che fino al marzo di quell’anno il centro aveva elaborato circa 40 mila richieste. Il dato non equivale a 40 mila persone diverse, perché una stessa famiglia poteva presentare più domande. Resta comunque un indicatore della dimensione raggiunta dall’attività.
Nel 2022 il Gruppo Helsinki di Mosca gli assegnò un premio per la difesa dei diritti dei detenuti e di altri gruppi vulnerabili. L’assistenza ai rifugiati si inserisce quindi in una storia più lunga di impegno civile e pastorale.
Nel febbraio 2024 Mikhnov-Vaytenko annunciò l’intenzione di celebrare una funzione funebre per Alexei Navalny presso la Pietra delle Solovki a San Pietroburgo. Fu fermato vicino a casa prima di raggiungere il luogo. In seguito venne ricoverato per un ictus. Il procedimento amministrativo aperto in relazione all’episodio fu poi chiuso per decorrenza dei termini.
Il 19 luglio 2024 il ministero della Giustizia russo lo inserì nel registro degli «agenti stranieri». Mikhnov-Vaytenko dichiarò di voler contestare la decisione. Per ridurre i rischi per il centro di assistenza trasferì parte delle responsabilità burocratiche ad altri collaboratori.
Nel 2025 un tribunale di San Pietroburgo lo multò per un messaggio contro la guerra registrato nel marzo 2022. Nel giugno 2026 riferì inoltre di un nuovo verbale amministrativo per una presunta collaborazione con una «organizzazione indesiderata».
Nonostante ciò continua il proprio ministero in Russia. È un elemento importante, ma va trattato senza retorica. La condizione di chi resta nel Paese e mantiene posizioni pubbliche non allineate comporta una gestione quotidiana del rischio, anche per le persone che lavorano accanto a lui.
A 59 anni, il tratto più riconoscibile della sua biografia non è quindi lo scontro con lo Stato, ma la continuità del metodo: partire dalla persona concreta. Un malato ha bisogno di un medico, una famiglia di un passaggio, un rifugiato di documenti, un detenuto di qualcuno che non lo dimentichi. È in questa scala ridotta e tenace che Mikhnov-Vaytenko ha costruito la sua reputazione dentro e fuori la Russia.